Felici … ad ogni costo?

Più mi guardo attorno, più mi perdo tra il vociare delle persone che incrocio e più mi rendo conto di quante, tra queste, inseguono la felicità alla cieca. È secondario domandarsi cosa sia, come gestirla e trovarle una collocazione che non la “stropicci” o la annienti, mentre, è essenziale darle la caccia in maniera spasmodica, ghermirla e chiuderla in gabbia. Non possederla ossessiona e, spesso, leva alta quella nube asfittica che nutre solamente il peggio di noi, quel che non valorizza il panorama comune ma lo sfigura.
Felicità = ?
Già … accarezzarne i lineamenti aiuterebbe, anche perché, al contrario di quanto si creda, non sono mai uguali e, come per la taglia di un abito, ciascuno veste la propria.
– La felicità ci passa accanto e ci ignora! – Ne siete sicuri? La sfortuna, quella che qualcuno pensa scritta nel DNA, non esiste, ciascuno crea e distrugge la fetta di gioia messa a sua disposizione. Quando la quotidianità imbocca un sentiero ritenuto imperfetto, quello che non soddisfa le aspettative, la colpa è di tutti tranne degli interessati. Gli infelici non lo sono per scelta degli altri ma propria, un numero di volte tale da meritare una riflessione, che non si esaurisca con un “mah” o con un “se”, che sprigioni la capacità di raddrizzare il tiro e di far tesoro di quando si è vissuto. L’insoddisfazione, lo svalutare la realtà, il reclamare sempre di più, in particolare quel che “brilla” oltre confine, concimano un malessere che, per me, è solo figlio di una superficialità cronica. Esagero? Non so!!! Inseguire canoni di bellezza standard (in alcuni casi di non bellezza che crea fotocopie umane, assassinando l’unicità), aspirare, gonfiare, stirare, modificare, mette in luce rara intelligenza? Eppure qualcuna si sente infelice perché ha due tette normalissime e non dei cocomeri da competizione, qualcuno abbraccia l’allegria indebitandosi per farsi impiantare una tartaruga posticcia. – Sono single perché sfortunato/a, conosco la solitudine più nera! – Non avere pretese irragionevoli? Si sceglie di viaggiare in solitaria perché si hanno specchi di mogano e l’ultimo esame chiesto a noi stessi non è quello dell’animo ma delle urine! La felicità, intesa come una paresi facciale che mostra in toto la dentatura, è un traguardo che nessuno toccherà mai, e meno male … La felicità è un mosaico da costruire, giorno dopo giorno, con sassolini dai colori accesi ed altri che con il loro sembrare stinti ed insignificanti sfumano il capolavoro. La mia felicità è una strabiliante montagna russa in cui s’intrecciano, serenamente, la salita e la discesa.
– Carla –

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27 thoughts on “Felici … ad ogni costo?

  1. Ciao cara Carla,
    per me la felicità sono le piccole cose, momenti di gioia, osservare la natura, carezzare la mia Tatanka, camminare mano in mano con Gianni… tutto questo mi rende felice ..

    buon martedì 💋bussi 🌻

  2. Il punto è cos’è e qual è la felicità. Come esseri umani la cerchiamo costantemente e proprio perchè non sappiamo identificarla nè accontentarci, ci lamentiamo di questo o quello e pretendiamo che il nostro corpo si adegui costantemente al gusto estetico che in quel momento abbiamo o che hanno gli altri. Si dice che la felicità stia nelle piccole cose, che siano felici tutti coloro che si staccano da tutto ciò che è materiale, non solo da beni ma anche dalle persone, e che riescono a trovare un equilibrio interiore. Forse già il fatto di vivere e l’essere qui a dircelo, dovrebbe essere uno di quei tasselli per formare il mosaico. Un mosaio mai completo del tutto e mai uguale agli altri.

  3. SERENITA’
    di Fausto Corsetti

    “Sono abbastanza soddisfatto di quanto ho realizzato, ma vorrei un po’ di pace, mi accontenterei di essere sereno”.
    Chissà quante volte abbiamo ascoltato una frase del genere. E già: essere sereni…
    Forse, sarebbe il caso di intenderci anzitutto sul significato della parola “serenità”.
    Il vocabolario la definisce come “assenza di turbamento interpretabile come limpida armonia spirituale”. Suggestivo ma un po’ vago. Normalmente facciamo un altro uso di questa parola che adoperiamo sovente nelle espressioni augurali: “che la tua vita scorra serenamente”, “tanti giorni sereni”, eccetera. E intendiamo con ciò invocare per quella persona giornate e sentimenti vissuti nella quiete e nella consapevolezza. Non siamo soliti annettere alla serenità anche il dolore. E invece possiamo ritrovarci in una situazione di dispiacere ed essere ugualmente sereni. Non mi riferisco all’imperturbabilità orientale, ma alla grandezza di un cuore che ha compreso la lezione dell’ esistere in modo profondo.
    Ci sono tante occasioni di felicità: nei contatti di amicizia, nella contemplazione del bello, nella comunicazione improvvisa e a livello profondo che si instaura con una persona sconosciuta sino a poco prima, nella lettura di un testo capace di trasmetterci emozioni e suggestioni, quando ci viene tributato il riconoscimento per un lavoro ben fatto o la gratitudine per un gesto d’amore. E ci sono tante occasioni di sofferenza. Non le elenco neppure. Il segreto della serenità è comprendere che entrambe, la gioia e la sofferenza, appartengono alla dinamica della vita e che accettarle come parte essenziale di essa, senza ribellione e anche senza un cupo senso di rassegnazione, ci aiuta a sostenere le prove senza rimanerne sopraffatti, anzi mantenendoci alla guida e ricavandone un insegnamento. Possibili obiezioni: ma chi mai si ribella alla felicità o come sopportare il dolore senza rassegnazione?
    Ci ribelliamo alla felicità quando non ci adagiamo serenamente in essa, e mentre la proviamo già ci chiediamo: “Quanto durerà?”. E anche se cerchiamo di accaparrarcene più di quanto ce ne spetta: a quel punto è già diventato piacere del possesso. Una persona serena sa perfettamente che la felicità è un diritto, ma che essa ha i suoi tempi e le sue apparizioni. Non la insegue forsennatamente, ma la accoglie senza dubbi quando arriva.
    E così è per il dolore. Rassegnarsi è piegare passivamente la testa: accettarlo serenamente è comprenderne il valore, il lievito di maturazione che contiene.
    A voler essere sereni richiede una forza sovraumana e il recupero di quel sentimento straordinario dell'”incoscienza” infantile, della capacità di meravigliarsi delle cose del mondo, specialmente delle più semplici. Che cosa potrà aiutarci?
    Dovremo cercare di non lasciarci catturare dalle passioni negative. Come lo scetticismo che mette in dubbio la felicità, mentre la stiamo vivendo. Come la disperazione, sempre in agguato quando siamo nel dolore.
    Infine essere tenaci nella speranza. La speranza spiana la strada alla serenità, è la sua guida. E una persona serena ha occhi attenti e orecchie pronte a cogliere ogni più piccolo segnale che alimenti la speranza.

  4. Potrei sottoscrivere ogni parola. Ho una persona che lavora con me che è esempio vivente di felicità = superficialità.
    Io ho cambiato la macchina lo scorso anno perché mi ha lasciata a piedi e lui dopo un mese ha cambiato la sua. Che andava benissimo e che aveva da 8 mesi. Ha la casa in vendita perché ne vorrebbe una più bella in un posto più bello col giardino più bello. E potrei continuare all’infinito..
    Un eterno insoddisfatto che quando raggiunge un obiettivo materiale, a suon di prestiti e rate, ne deve cercare subito un altro.. a costo di farsi strangolare dalle rate.
    Che felicità è quella? Poter dire “ho comprato la macchina nuova” e passare le giornate a pensare a come poter pagarne le rate?
    Preferisco i miei umili sassolini, a volte vividi, a volte sbiaditi. Le pernacchie di mio nonno che fa a Diego e i suoi sorrisi di rimando. Mia figlia che oggi fa il suo primo saggio di danza.
    Concentrarmi su quello che ho ed essere capace di gioirne. Questa per me è la felicità 😁
    Grazie per la riflessione Carla. Un abbraccio 🌼

  5. Bonjour ou Bonsoir

    La plus belle des choses que tu possèdes

    Sait ce nouveau jour

    Alors sois heureux ou heureuse

    Aujourd’hui il est à toi

    Décide toi même de ce que tu veux faire

    Travail ou loisir

    Ce jour vis le , emplie le , chante lui ton bonheur

    Dis à ce jour que tu l’aimes et profite d’être là Pour Ce Jour

    Gros bisous Bernard

  6. piccole cose, la felicita’ e’ fatta di piccole cose quotidiane, piccoli pensieri felici ed accettazione dei momenti bui ineluttabili come una brutta influenza in inverno, ma che passera’

  7. Pingback: Le tasche piene di sassi  – MammaSerena

  8. Beh io ogni tanto arrivo anche giù nelle miniere ed alcune volte mi sono trovata bloccata con lucifero al centro del mondo… ma sono stati d’animo e situazioni di vita che ci fanno guardare indietro e godere dell’oggi… e cmq ci rafforzano… credo… si questo passaggio del rafforzamento non so se l’ho elaborato bene…. ancora…. forse quando sarò più grande eh eh eh. Buona giornata

  9. – La felicità è un mosaico da costruire, giorno dopo giorno, con sassolini dai colori accesi ed altri che con il loro sembrare stinti ed insignificanti sfumano il capolavoro.- che bella immagine carla…buona giornata

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