Dipingere il passato

Vi è mai capitato di inciampare in una scheggia del passato? Quel “ieri” lontano quanto basta per poterlo e doverlo ricostruire solo con la fantasia. A me accade spesso ed è inevitabile che la romantica curiosità che m’inzuppa, tra una domanda e l’altra (di quelle che non potranno avere risposta per “viaggiatori” qualunque), scriva qualcosa di mai realmente verificabile. Tra i miei scatti personali, lo ammetto, è possibile sfogliare un po’ di tutto, comprese immagini che i più giudicherebbero da “brivido” e che per me sono, semplicemente, “polvere di storia”, ovvero, le lapidi secolari. Per rispettare chi non c’è più ed eventuali parenti che, a giudicare dall’incuria del luogo, non esistono o soffrono di menefreghismo, non caricherò nessuna fotografia e non menzionerò cognomi, mi limiterò a chiamarli con i nomi di battesimo: Thomas e Aimée. Le loro vite hanno attraversato non il secolo scorso ma quello precedente (lui è nato nel 1815 e lei nel 1830) e, considerando il periodo storico, vi assicuro che attribuirgli una quotidianità ha sfumature particolari, distanti dai panorami in cui vivo o che conosco attraverso le narrazioni dei miei genitori o dei miei nonni. Ho una sola certezza, erano marito e moglie! Thomas è figlio del Congresso di Vienna (1814/15) e Aimée di una porzione di storia dal profumo di Carboneria (1820/48), mano nella mano, anonimi spettatori della 1° Guerra di Indipendenza (1848/49), dell’Unità d’Italia e della 2° Guerra d’Indipendenza (1859/61), della Spedizione dei Mille (1860), sbarco e ingresso a Napoli e, ancora, del Regno d’Italia (1861/70), del Brigantaggio e della 3° Guerra d’Indipendenza (1866). Lei, nonostante fosse molto più giovane, si è spenta prima di toccare il 1890 e lui l’ha seguita di lì a poco, varcandolo ma non giungendo nemmeno alla metà del decennio di fine secolo. Chissà se hanno mai avuto modo di vedere le prime automobili, quelle a vapore, trabiccoli con la carrozzeria ridotta a 4 lamiere e più vicine a risciò a 3 o 4 ruote, o se ne hanno solo letto o sentito parlare! Do per certo che non hanno potuto girare un interruttore e accendere la luce nella loro casa, che le loro serate si sono concluse davanti al camino a discorrere degli eventi della giornata, a progettare una passeggiata o una colazione sull’erba, accarezzando la gioia della condivisione di quel che a noi, oggi, pioverebbe addosso come una scrosciante pioggia di noia. Nel guardare l’abbandono della loro ultima residenza, senza una loro immagine o un pensiero lasciato da un animo gentile, ho provato a posare, come fosse un fiore, una minuscola carezza, giocando ad immaginarli ed è così che li ho visti, incorporei, passarmi accanto, voltarsi e sorridere, lui dietro un paio di folti baffoni biondi e lei, acconciando un ricciolo moro, scivolato da un ordinato chignon …
– Carla –

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19 thoughts on “Dipingere il passato

  1. Thomas e Aimée da lassù leggeranno le tue parole e avvertiranno il tepore della tua minuscola carezza.
    Sorrideranno Carla osservando il tuo dipinto, una tela senza tempo ma ricca d’amore.
    Un abbraccio da Affy ♥

    • Mi piace credere che ogni tua parola sia la loro, la lapide spaccata, la sporcizia, il nulla … La vita meriterebbe il ricordo e il rispetto, anche quando passa … Un baciotto affettuoso 💋

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