La Signora della fermata

La incontrai per caso, in un afoso pomeriggio di fine giugno.
Sedeva sotto la pensilina di una fermata dell’autobus quando, mentre le passavo accanto, mi fermò
– Perdonami, mi sai dire che ora è? Il mio orologio deve essere impazzito, l’ultima volta che l’ho guardato, un secolo fa, erano le 3 e ¼ ed ora segna le 3 e ½ … –
– Funziona benissimo, sono le 3 e ½, signora –
le risposi, accennando un sorriso, non potendo fare a meno di notare che il suo sguardo si spegneva, tuffandosi nel più totale disorientamento.
Grandi occhi neri, labbra sottili che andavano a confondersi con le rughe, marcate, che le incorniciavano, un caschetto di capelli, arruffati, spolverati di grigio e un fisico asciutto e minuto.
Doveva esser stata molto bella, in gioventù, rispetto a quel momento, in cui mi risultava difficile attribuirle un’età anagrafica precisa.
70 anni?
60 portati male?
– Aspetta l’autobus? –
– No, mio figlio! Doveva venire a prendermi all’uscita dal centro medico, qui davanti, è in ritardo e fa troppo caldo, così, mi sono infilata qui sotto per stare all’ombra –
continuò, sforzandosi di mostrare una serenità da inventare.
Pensai a mia nonna e, quasi istintivamente, scattò la voglia di proteggerla, di levigare le stesse fragilità che l’avevano accompagnata nell’ultimo tratto della sua vita.
– Venga con me, le offro qualcosa di fresco, dall’interno del bar, alle nostre spalle, vedremo arrivare suo figlio! –
Sorrise, anche con gli occhi, e porgendomi un braccio si lasciò guidare.
– Come ti chiami? – s’affrettò a chiedermi, ancor prima di spostare i piedi da quella posizione, aggrappandosi energicamente.
– Carla –
Sorseggiò, lentamente, una limonata e non si fece pregare due volte per accettare una pizzetta e una crostatina alla frutta.
– Non mi comporto mai da sfacciata ma non ho ancora pranzato e, a quest’ora, la fame si fa sentire –
Il tono pacato della sua voce, le timide carezze di mani visibilmente sfibrate dal lavoro e quel suo accogliere gesti affettuosi, con la naturalezza di chi è avvezzo a donarli, sollevarono una nube di tenerezza e positività che finì per insinuarsi in me, fino a sfiorare l’anima.
Continuavo a pensare a nonna, al tempo trascorso in sua compagnia, alla serena sensazione di pendere dalle sue labbra, schermata dal resto del mondo dalla energia del suo innegabile buonsenso.
La mia ospite occasionale la ricordava, facendomi riassaporare la bellezza incorrotta di un passato per il quale mi capitanava di sentire nostalgia.
– Non ho nipoti e non credo li avrò mai … – disse, all’improvviso, come se stesse leggendo i miei pensieri – E’ stata davvero fortunata ad essere amata da una bambina come te! Nessuno mi ha mai comprato il gelato coi suoi soldini! –
Restai a fissarla, probabilmente in maniera insistente, non riuscendo più a proferire parola.
Mi conosceva?
Come sapeva che mia nonna era mancata quando avevo solo 11 anni e, soprattutto, quanto fosse incantato il nostro rapporto?
Nessuno, io e nonna escluse, sapeva che la domenica, dopo non poche insistenze, mi permetteva di attraversare il viale alberato, che divideva la sua casa dal bar del paesino, per regalarle un cornetto panna e cioccolato!
– Conosce la mia famiglia? – chiesi, sperando di fugare ogni dubbio.
– Mi piace quello che scrivi, piacerà a tanti, anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che ti apprezzino fino in fondo –
– Mi conosce? –
continuai ad insistere.
Rise, ignorandomi, con una risata cristallina, prendendo la mia mano tra le sue.
– Non avere mai paura, non permettere ad un dolore di divorarti, accettalo e camminagli affianco e sarà lui a lasciarti andare … –
– Perché mi sta dicendo queste cose? –
balbettai, sentendo salire l’agitazione.
– Quando tutto ti sembrerà perfetto, e crederai di essere ad un soffio dal coronamento di tutti i tuoi sogni, vedrai il panorama stravolgersi e penserai di arrenderti, non farlo perché quella sofferenza cancellerà scelte sbagliate. L’amore, non dimenticarlo mai, va meritato –
Sentivo il cuore battermi in petto con un ritmo ossessivo e il respiro farsi corto.
La donna infilò le mani in una capiente borsa di pelle, rossiccia e rovinata, tirò fuori un fazzoletto di stoffa, attorno al quale si era impigliato un rosario dai grani di vetro, e dal quale cadde, sul tavolino, un piccolo Gesù in croce, rovistò ancora, con calma, pescando un borsellino ed estraendo 500 lire, di quelle di carta.
– Questa volta tocca a me, prendimi un bicchiere d’acqua gassata e ciò che vuoi per te … –
Mi allontanai per non più di un paio di minuti, giusto l’attesa di riempire due bicchieri d’acqua, e nel ritornare mi accorsi che la signora non c’era più e che la croce, che avevo veduto poco prima, era rimasta sul fondo della sua sedia.
Guardai oltre la vetrata, non c’erano né lei né il figlio che attendeva, mi recai alla toilette e il risultato fu lo stesso.
– Avete visto dove è andata la persona che stava con me? – chiesi, prima al barman che puliva il bancone e poi a Marta, la cameriera che conoscevo benissimo, indicando con il dito il punto in cui ci eravamo accomodate.
Mi fissarono, divertiti, pensando scherzassi …
– Hai amici immaginari? – ironizzò lui – Ti stai divertendo con noi o sei seria?- continuò lei, prendendomi in disparte.
– Buon lavoro, ragazzi! – conclusi, imboccando l’uscita e lasciando credere loro che giocassi.
A 20 anni, scrivere per eventuali pubblicazioni era lontanissimo dai miei pensieri, eppure, senza rammentarmi di lei, ho deciso di farlo 16 anni più tardi (non smettendo mai di sperare di farne un lavoro) e a 21 anni da quell’incontro, a tradimento, i panorami che pensavo immutabili, mi hanno ingannata, scaraventandomi all’inferno.
Ancora oggi mi pongo tante domande a cui non riesco a dare risposta, prima fra tutte, come mai quella donna per gli altri è rimasta inspiegabilmente invisibile, perché per quanto, in principio, mi sia sprecata a descriverla a chiunque, comprese le signorine del centro medico, nessuno si è mai ricordato di lei?
Eppure, era reale, ci ho conversato …
Parliamoci chiaro, un fantasma, una fantasia, non seminano oggetti ed io quella piccola croce, che non ha nessun valore economico, la conservo ancora …
croce piccina          – Carla –

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25 thoughts on “La Signora della fermata

    • non lo mai conosciuta realmente era già morta prima che nascessi e da mio padre ne sentivo parlare bene come saggezza anche se era analfabeta. Da allora la sento sempre vicina e mi ha trasmesso quella saggezza che mi aiuta nella vita

      • Credo, sinceramente, che tua nonna viva al tuo fianco. Nessuno di noi sa, esattamente, cosa accade alla fine del percorso terreno, io voglio credere che si finisca in una dimensione migliore, con la possibilità di inviare amore a chi sta dall’altra parte.

      • anch’io credo che sia stata ed è realmente accanto a me, con la possibilità come dici tu di inviare amore a chi sta dall’altra parte. E’ davvero una bella storia che hai scritto .

  1. Una storia bellissima commovente. Quando mia nonna se ne andò rivedevo spesso dei suoi tratti in persone anziane che me la ricordavano. Lei era la calma ed un porto sicuro, ascoltava e non giudicava..
    Buon weekend ❤

  2. Come hai scritto bene. L’ho letto tutto d’un fiato.
    Non me ne intendo abbastanza, ma, da quello che mi son trovato a leggere sull’argomento, quella donna era un angelo…
    Buon pomeriggio e complimenti per quello che hai scritto.
    Quarc

  3. Anche a me è capitato in diverse occasioni di incontrare delle vecchine che mi hanno detto delle “cose”… proprio come se fosse un messaggio o un ammonimento. Ovviamente faccio lo stesso come mi pare ma col senno di poi mi sono resto conto che se le avessi ascoltate magari in quella o quell’altra occasione avrei potuto evitare dei fastidi (chiamiamoli così). Devo dire che, avendo constatato questa cosa, adesso quando mi succede che una vecchiarella mi parli ascolto con attenzione. E’ capitato di nuovo pochi giorni fa. Strano veh? Grazie per aver condiviso questo ricordo.

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