Devi a te stesso/a

Voce”, che sussurri all’amore e all’affetto, ma sia capace di toni severi per ottenere attenzione e rispetto.
Silenzio”, per captare le parole dell’anima e realizzare verso quali sentieri ti vuoi incamminare.
Umiltà”, per ascoltare, valutare e rimediare ad ogni errore.
Pazienza”, per assecondare il ritmo del tempo, non tentando di frenarlo o accelerarlo.
Coraggio”, per difendere una idea, una posizione, per accompagnare, nella realtà, anche un sogno improbabile.
Coerenza”, per tenere strette le briglie della serenità che scaturisce dall’intrecciare, sapientemente, pensiero ed azione.
Clemenza”, per vedere in una caduta uno stimolo a dare di più, una battuta d’arresto e non una sconfitta.
Allegria”, per vestire anche i giorni più cupi coi colori, vivi, della speranza.
Entusiasmo”, per scommettere su te stesso, non lasciandoti intimidire da un eventuale scivolone.
Armonia” … fra tutte queste cose!
– Carla –

 

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12 thoughts on “Devi a te stesso/a

  1. MONACI METROPOLITANI

    di Fausto Corsetti

    Nella società dei tempi folli, veloci, l’unica possibilità che abbiamo, per recuperare la nostra vita e sottrarci alla quotidiana sopravvivenza, è diventare protagonisti di una sorta di “monachesimo metropolitano”.
    Una disciplina personale che dovremmo iniziare subito perché è sempre più urgente il nostro bisogno di una pausa, di una sosta.
    Come i monaci potremmo iniziare a dedicare ogni giorno un po’ di tempo al corpo, camminando nella natura; un po’ di tempo alla mente, scoprendo o riscoprendo letture nascoste, dizionari dimenticati ma mai distrutti e un po’ di tempo all’anima, ascoltando il nostro essere più profondo.
    Nell’abbandono dei ritmi frenetici, sarà così possibile lasciare affiorare alla mente parole come umiltà, silenzio, stupore e gioia, parole che per la società di oggi sembrano non avere più alcun significato.
    Addirittura appaiono quasi una provocazione rispetto alle logiche dominanti, dove arroganza, superbia, confusione, indifferenza e disperazione fanno breccia nel cuore dell’uomo.
    Potrebbe sembrare anacronistico parlare di umiltà in tema di uomo contemporaneo, e ancora di più sembra tale l’idea proveniente dall’etimologia della parola chiaramente riferita alla terra, “humus”, appunto. Ma accanto al significato letterale, ce n’è uno traslato dei cui esempi è ricca la storia, soprattutto la storia delle grandi rivoluzioni morali. Pensiamo cosa sarebbe stato l’Occidente senza l’irruzione dell’umiltà di Francesco. Se solo consideriamo i grandi cambiamenti culturali intervenuti nel XIII secolo, a partire dall’organizzazione sociale nelle nascenti municipalità, non possiamo non constatare quanto questa virtù abbia contribuito all’affermazione di una consapevolezza nuova dell’uomo.
    E difatti è proprio a quel secolo che molti studiosi fanno risalire la vera radice dell’Umanesimo.
    Attualizzando il dato dell’umiltà nella cultura contemporanea, facilmente la qualifichiamo in opposizione all’arroganza, quale nota distintiva di una democrazia rispettosa delle differenze, a confronto dei tanti autoritarismi che minano alla base l’armonia del consenso e della pace.
    Ma più ancora attuale è la dimensione del silenzio. Interiore soprattutto. Quella che insegna a guardare in se stessi e a non lasciarsi distrarre dalle apparenze. Il silenzio è un dono che facciamo a noi stessi, ci aiuta innanzitutto a liberarci da questa smania di riempire tutto, ci permette di stabilire una pausa, ci aiuta a recuperare e sottolineare ciò che davvero conta.
    L’uomo contemporaneo è sottoposto ad un bombardamento continuo di stimoli e di comandi, che di fatto finiscono per limitarne una sua libertà sostanziale. L’uomo capace di guardarsi dentro, di fare un po’ di silenzio interiore, si mette al riparo dalle derive mediatiche, dal bruciare la propria vita nell’indistinzione della corrente.
    In un processo di deresponsabilizzazione che di fatto gli impedisce di perseguire i propri legittimi interessi, favorendo al contrario l’adeguamento a ciò che entità remote vorrebbero che si fosse. Insomma, il non abbandonarsi alle mode egemoni è fondamentalmente un efficace antidoto alla massificazione.
    E’ poi più facile pensare all’attualità del valore dello stupore, non solo come meraviglia delle bellezze della natura, ma anche fiducia e interesse per ciò che accade nella storia, deponendo l’abito dell’indifferenza. Una condizione quest’ultima, sulla quale si fonda gran parte del rifiuto sociale e che frena la fiducia nel cambiamento e nel futuro.
    Da ultimo, la gioia, non soltanto come stato d’animo derivante da particolari condizioni, ma piuttosto come energia, vigore morale per non lasciarsi abbattere dalla disperazione e dal dolore. Come base anche di quel pensare colorato che è presupposto del cambiamento e il contrario della rassegnazione di una società non libera e gregaria.
    Il tutto inizierà con un po’ di timore, ma presto questa disciplina ci sorprenderà e ci aprirà un mondo… Sentiremo il silenzio parlarci, vedremo le cose con un’altra chiarezza, le stesse parole che avremo modo di ascoltare saranno più dense, più significanti, porteranno con sé una consistenza nuova e diversa.

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