Al rogo le etichette

Incolonnare i pensieri, secondo lineare coerenza, non setacciandoli, è qualcosa che mi appartiene (da sempre), eppure, quando mi è chiaro che dovranno passare attraverso la porta del cuore, non lo nascondo, vado in cerca di un filtro che li possa ripulire dall’emotività che li muove. Mi frena non il senso che ad essi desidero attribuire, piuttosto, la veste con cui li dovrò presentare. Temo di non trovare le parole adatte e, mio malgrado, di ruzzolare dentro uno spazio che potrebbe rivelarsi teatro non di un equilibrato e sereno scambio di opinioni ma di accesi e sterili scontri verbali. Non viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, accade non venga vissuto come un momento di crescita ma quasi un affronto da sanare con veemenza. Bene, la sparo diretta e poi la sviluppo … ODIO, VISCERALMENTE, LE ETICHETTE, non le piazzo sulla fronte di nessuno, mi schiero a mo di scudo se le vedo piazzare e non consento mi si piazzino, applicando questa scelta di vita sempre e comunque. Ma quanto sarebbe bello dire “non mi somiglia”, “ha sfumature differenti” piuttosto che descrivere quel che non accomuna con durezza, esaltando se stessi! Le etichette, con fare buffo, le incollo solo sulla mia persona (divertendomi) o, con affetto smisurato, su coloro che conosco benissimo e sono capaci di riderne. Fermo restando che nessuno possiede l’unità di misura in grado di valutare la “normalità” e la minoranza potrebbe essere vista come “speciale” data la rara unicità, congelare qualcuno in un dato “ruolo” può farlo soffrire, destabilizzarlo, dettaglio non trascurabile. Non si è “diversi” ma “singolari”, è complicato accettarlo? Tra le mie pagine, nei giorni scorsi, ho avuto modo di leggere uno scambio di commenti e se non ricordo chi li ha digitati (dovrei controllare e non ne vedo la necessità, per poi riprendere a scrivere, rischiando di perdere il filo) ricordo l’argomento: pedofili e gay. Lo premetto, non è importante chi ha scritto, perché ospito tutti, lasciando loro la libertà di espressione, mi concedo, semplicemente, di accodare il mio pensiero. La pedofilia è un orrore, la profanazione di un universo fatto di candore, una morte non morte, una visione mostruosa che un innocente non riuscirà mai a seppellire sotto i massi della memoria, lo schifo che ha pochi altri ribrezzi con cui fare il paragone. Gay? Non mi piace usare questo termine, a dire il vero non mi piace nemmeno omosessuale, eterosessuale e quant’altro cataloga una persona, anche se, devo ammetterlo, un termine illumina. Salva la vita a qualcuno sapere che un altro, al mercato della vita, si reca al banco delle banane, delle patate o entrambi? Nel relazionarci con taluno è importante essere a conoscenza se di mattina beve the o caffè? Direi di no … !!! Carla, che crede che il fuoco dell’amore s’accende nell’animo e l’approccio fisico giunge di conseguenza, si stranisce per un legame tra due donne o due uomini? La risposta mi pare scontata!!! CHI RECLAMA RISPETTO LO DONI PER PRIMO, questo mi permetto di “strillare” e, con tono pacato, di suggerire una visione umana a 360°, che pone l’interiorità al centro di qualsiasi relazione sociale o sentimentale. Ho finito, vi consegno lo spazio bianco in cui lasciare quel che vorrete …

– Carla –

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21 thoughts on “Al rogo le etichette

  1. La pedofilia non posso MAI accettare, e una cosa che dovrebbe essere punito con la MORTE..
    (e questo vale anche per la animalfilia) 😦

    ..anni fa pensavo diverso sulla omosessualità, ma ora mi dico se si amano va tutto bene..
    noi abbiamo amici gay sono simpatici e completamente normale 😉

    buon weekend cara Carla saluti da noi TRE incluso la diva pelosa ♥

  2. Mi trovo d’accordo in tutto quello che dici, e anzi la questione merita un approfondimento.

    Questione etichette: esistono solo nei prodotti che compro.

    Questione pedofilia: chi è pedofilo va messo immediatamente nelle condizioni di non nuocere mai più a nessuno. Anche prima di fare qualcosa.

    Questione omo: ho amici gay e lesbiche ma anche se non li avessi avuti avrei detto la stessa cosa, e cioè che siamo tutti PERSONE, e chi reclama urlando e strillando presunti diritti in base a non si sa bene quale “primato” o “ordine naturale” dovrebbe sapere prima che in natura comportamenti del genere esistono anche in molti animali, scimmie comprese, e nessuno di loro si è mai lamentato, che se due coppie dello stesso sesso hanno un figlio NON è detto che questo diventi gay (o lesbica) a sua volta. Se saranno buoni genitori cresceranno bene altrimenti no, come in tutte le altre coppie “classiche”. Infatti nelle coppie etero non vedo tutti questi modelli di santità e virtù reclamati. E infine vorrei dire a queste persone: se vedi due uomini o due donne che stanno insieme e vogliono vivere come chiunque altro a te che fastidio ti da? Ti devi sposare tu con un altro del tuo stesso sesso? No, allora piantala!

    Ok ho finito, grazie dello spazio concesso.

  3. A me piacciono le etichette, non potrei farne a meno: “questo è idiota”, “questo mi sta sulle palle”, “questa mi ha ferito”, ecc.
    Se una persona non ha una mia etichetta addosso, significa che ancora non la conosco.

  4. Cara Carla se vuoi rinverdire la tua memoria il dibattito è stato, e non ho nessuna remora a dichiararlo, di qualche battuta tra me e quark il quale in modo inopinato ha fatto un parallelo tra pedofili è gay asserendo che entrambi “vanno di moda”.
    Dopodiché se avrai il piacere di controllare nel mio post attuale gay è un acronimo e definire una persona eterosessuale o omosessuale non è affatto ingiurioso ma una condizione insita nell’uomo e in natura.
    Poiché i gay ( definizione scelta da loro stessi che non ha nulla di inglorioso o di offensivo) sono ancora, come del resto la donna discriminati e oltraggiati in molti paesi, per loro è assai importante definirsi nella loro libera scelta sessuale ed essere riconosciuti per quello che sono.

    Sherazade

    • Ho ricontrollato i discorsi, ma come scrivevo, non era importante farlo, perché gradisco la presenza di tutti e sono interessata ad ascoltare ogni pensiero, condivisibile o meno. I tuoi interventi li considero sempre costruttivi, ma questo credo tu lo sappia. Nel scrivere il pezzo sottolineavo solo il mio pensare e nel parlare di etichette, lo ribadisco, dicevo non MI piacciono. Ciascuno trova la definizione di se stesso che sente più comoda, che meglio rispecchia le sue sfumature, ed io la accolgo con un sorriso. Ti faccio un esempio banalissimo, stupidissimo per molti ma che a me dà noia … Dire ad una donna “é una vecchia”, anche se anagraficamente non ha 20 anni, non lo gradisco, dico “matura” pure se ne ha 90, se poi vecchia ci si chiama lei sorrido. Siamo solo e sempre uomini, il resto voglio vederlo come la scelta serena di una sfumatura dell’arcobaleno. Spero di essermi fatta capire … Un abbraccio.

  5. bisogna stare attenti ad etichettare le persone in base a pochi elementi poichè si potrebbe errare in eccesso o in difetto. Riguardo i pedofili sono da giudicare e rendere definitivamente inoffensivi in quanto mostri della peggior specie. Sulla libertà di vivere apertamente una sessualità qualunque essa sia è un diritto sacrosanto nè da sbandierare nè da ostacolare, è puramente vita di esseri umani da non classificare per colore razza o scelte di vita,e anche se si hanno gusti e mentalità diverse bisogna comunque sempre rispettare la libertà di tutti quelli che non nuociono al prossimo.

  6. Facendo la premessa che adoro il tuo modo di scrivere e di esporti: il mercato delle banane e delle patate è eccezionale!!!!!, mi trovo concordo con ogni tua parola, non si può assolutamente paragonare il termine pedofilia con gay, i primi sono mostri, i secondi sono solo “diversamente etero”, a parte gli scherzi, ho la fortuna di conoscerne alcuni e devo dire che hanno una sensibilità notevole! Riguardo alle etichette non le sopporto proprio, possono andare bene per i prodotti del mercato, ma sicuramente non per le persone!

  7. Senza dubbio si è scelto un soggetto diverso sensibile. I pedofili tinen nessun posto nella società. E ‘inaccettabile. La libertà sessuale è un’altra cosa. Tutti dovrebbero avere la propria valutazione delle inclinazioni della persona. Lasciate che la controversia servito. C’è una mostra eccellente.

  8. Io ho parlato più volte dei condizionamenti che le persone hanno e ci sono vari modi per disfarsene ma in qualche modo le persone sono attaccate a queste etichette perchè così si sentono al sicuro, vedono il mondo più ordinato. Di recente molti si sentono confusi da tutti questi nuovi termini, gender, FtM ecc….però magari dall’altra parte a qualcuno servono appunto per cercare di spiegare il proprio modo di essere. Per esempio anche nella psicologia si fa una classificazione delle varie patologie ( tra cui la pedofilia) altrimenti ci sarebbe il caos e un dottore non saprebbe bene come intervenire. Quindi le etichette non devono imprigionare ma solo chiarire alcuni concetti magari necessari agli altri per conoscere diversi modi di essere. Io per esempio mi definisco “artista” e questo ha un suo significato. Ovviamente non sono solo questo però dicendo questo io mostro una parte del mio mondo agli altri. Io di solito accolgo le persone senza pensare a che colore hanno o cosa fanno nella vita o con chi vanno a letto. Ma mi sono resa conto e sono stata giudicata anche strana per questa mia apertura mentale.

  9. Ovviamente dipende molto dalle etichette che dai.. sono gay e sin da piccolo venivo etichettato tale anche quando non sapevo cosa significasse, venivo chiamato anche in altri termini che non voglio scrivere.. Per questo adesso sto cercando di dare meno etichette possibili, le “assegno” solo a quelli che veramente non sopporto 😂 comunque bell’articolo e se ti va passa pure dal nostro blog♥

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