Particolare o “diversa”?

Ho sempre creduto di essere una persona fuori dagli schemi, particolare o, forse, più che particolare “diversa”. Mia madre mi racconta che a 8 mesi ho incominciato a pronunciare le prime parole (oltre mamma e papà) e che a 1 anno e mezzo intrattenevo le persone riportando fiabe e avvenimenti, in un italiano perfetto. Mio padre che, avvicinata alla magia della combinazione delle lettere, a formare parole, mi sono dedicata ad una sorta di meditazione esplorativa. Ho iniziato le scuole sentendo la noia del ripercorrere cose già scoperte e alla loquacità ho sostituito l’alternarsi di grandi silenzi e condivisioni profonde. Una delle tate che vivevano con noi, qualche tempo fa, raccontò a mia sorella (che riuscì a rintracciarla e farle una gradita visita) che lei era dolce ed affettuosa, io distaccata, presa solo dagli album da disegno, utilizzati come lavagne. Ho divorato la piccola biblioteca delle scuole elementari e tutti i libri che arrivavano a casa e i miei non censuravano. Mi sono sentita aliena, e ancora mi ci sento, perché non riesco a stupirmi o a sentirmi angosciata per le stranezze che a tanti fanno, letteralmente, “sgommare gli slip”. Chissà se capita anche a qualcuno di voi di avere la sensazione, reale, di sentire la brezza che, di tanto in tanto, giunge da una finestra, immateriale, che s’affaccia chissà dove. Dipenderà dalla capacità di prestare una non comune attenzione? Penso di si, che gli altri non ci facciano caso perché distratti dai “rumori” del quotidiano. Non di rado il mio pensiero s’allontana, inseguendo un ricordo, sfiorando con la memoria chi, anche se lo volessi disperatamente, non potrà più ritornare, ed è proprio in quei momenti che succede qualcosa di curioso, dal profumo del – ci sono ancora – È capitato, da poco, in un bar (e lo abbiamo visto in 2) che un piattino, posto sul bancone, sul quale dovevano ancora posare la tazzina, si spostasse di una decina di centimetri e in modo brusco. State pensando … il fondo era bagnato? No, piano e piattino, perfettamente, asciutti! Vado a correre, ho bisogno di stare da sola per piangere la scomparsa della miglior amica di mia sorella (è l’ora di pranzo e per strada non c’è nessuno), rifletto e quasi le parlo, come quando correvamo insieme, quando, il campanello di una bicicletta, addossata ad un muro, inizia a trillare da solo. Ultimamente, durante una giornata uggiosa (e non dal punto di vista meteo) faccio 4 passi in compagnia e mi siedo su una panchina (di quelle con le stecche di legno). Esterno, a fatica, un sentimento graffiante, misto (delusione e disgusto), ponendo l’accento sull’indiscusso sostegno che attingo dalla fede ed ecco che la persona che ascolta il mio sfogo mi fa notare che con il lato b copro una misteriosa orecchietta di carta. Incastrata, perfettamente, e visibile a stento, un’immagine di S. Francesco e sul retro una frase che inneggia al coraggio e alla positività, sembra essere la risposta alle mie preghiere. Ho ragione a considerarmi strana? Concludo condividendo la carezza di una nonna, una nonnina non biologica ma di cuore, che mi ha amata da 0 a 3 anni e mezzo. Nonna Giustina, che viveva nel nostro stesso palazzo, non perdeva occasione per venire a trovarmi o portarmi a casa sua e si divertiva da matti quando descrivevo, a modo mio, quello che vedevo. Il mio pezzo forte, il suo preferito, era indicare e strillare “Culetto, culetto!”, quando si scostava il foulard che copriva due tettone pazzesche (la “riga” a me ricordava quella che separa le chiappe). L’ultima immagine che ho di lei è nitida, come una foto scattata ieri, stava nel suo letto, aveva gli occhi chiusi ed io le sussurravo di prestarmi attenzione. Mamma, trascinandomi via, mi disse che dormiva e che le avrei parlato il giorno seguente … mentiva, nonna era in coma! Tornai verso il letto e all’orecchio le dissi che le lasciavo due caramelle sul comodino, da mangiare al risveglio. La notte, mi svegliai all’improvviso, corsi in camera dei miei e, in lacrime, raccontai a mamma che Nonna Giustina era venuta a restituirmi le due caramelle, non le voleva, non le servivano più. Il tempo di rimettermi a letto e mamma sarebbe andata ad aprire la porta, sua figlia avvisava che la madre era appena spirata. La vita non si estingue, per i folli, come me, cambia solamente pelle!!!

– Carla –

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21 thoughts on “Particolare o “diversa”?

  1. Racconto di grande suggestione ma tu hai una sensibilità fortemente spirituale che ti avvicina al prossimo. Grazie dei bellissimi post.

  2. Non sei diversa, hai proprio una marcia in più! Sai ascoltare il silenzio e tutte quelle parole dettate dall’anima che nessuno, o quasi, riesce più a sentire per mancanza di volontà o di orecchio.
    Ti abbraccio forte ♥

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