L’acconto è servito!

La vita è un ristorante, si mangia, si beve, si condivide parte di noi con commensali piacevoli, con altri indispensabili e si sopporta (e accade a tutti, nessuno escluso) la presenza, forzata e indesiderata, di chi respinge qualsiasi forma di bon ton. La durata del “pasto” è ignota ma non la certezza di dover saldare, necessariamente, il conto prima di uscire – È qualcosa che ho sempre pensato, sicuramente, perché credo nella grandezza di Dio e in una giustizia che dona a ciascuno il suo, non temendo né il momento di varcare la soglia né un saldo esagerato. È chiaro, da umana sbaglio ma, quando realizzo di aver commesso un errore, chiedo scusa o perdono, impegnandomi per rimediare. Il tribunale divino non ha difensori o accusatori ma un unico giudice che, come in un film, scorre il nostro passato e vede ciò che realmente è stato. Mischiare le carte o patteggiare … no, non è possibile! L’importo che taluni, erroneamente, pensano di non dover mai versare, certi di vivere nella sola dimensione esistente, quella terrena, accade si scinda, dando origine ad una somma, consistente, da spendere durante la permanenza nel “locale”. Potrei raccontare diversi episodi, visti o sentiti da bambina oppure da adolescente, altri da giovane donna o in un passato che ieri era presente … L’anticipo di cui scriverò ha per protagonisti un uomo e una donna, che chiamerò con nomi di fantasia, ed una storia d’amore dall’epilogo sconcertante. Vai col rewind … Conosco Elia abbastanza bene e da parecchio, è un ragazzo buono, semplice e molto educato, con un carattere da invidia (ha sempre un sorriso in tasta), meno Morena, e non per volontà, quanto perché è parecchio introversa e alle parole preferisce i fatti (aiuta concretamente chi ha bisogno). Non si conosco tra loro e resto felicemente sorpresa quando vengo a sapere che stanno insieme e hanno deciso di sposarsi. Passione pazzesca, intesa emotiva straordinaria e condivisione di stessi ideali, fanno sì che la genitorialità arrivi spontaneamente, secondo la volontà divina. Morena resta in dolce attesa ed arrivano problemi di salute, seri, ma quell’amore familiare è più forte e la spinge a confidare in Dio, a mettere nelle sue mani la sua sorte e quella della creatura. Rischia di grosso ma tutto si conclude al meglio, con l’arrivo di un fagottino sanissimo e una sua rapida ripresa. Passano i mesi e una persona, molto vicina a lei, certa lo sapessi, commenta l’interruzione del loro legame: lui, come farebbe chi ha perso il senno, l’ha lasciata, adottando una condotta riprovevole, che ferisce, a più riprese, chi diceva di amare. In breve tempo spunta un’altra e va da sé che Morena finisca nell’angolo più freddo ed umido dei ricordi. A distanza di molti anni incontro Elia, intimamente devastato. Ora è lui ad essere stato spinto all’angolo, a sentire il sapore di verità taciute, a tamponare il sangue che zampilla dal suo cuore. Ascolto in silenzio, trattenendo tra i denti le parole che, spinte dall’irritazione, e non dalla comprensione che desidererebbe e che non merita, fuggono come lame roventi e lo centrano in pieno. – Cosa ti aspettavi? Fa male? Faceva male anche a Morena ma tu non ci hai pensato, non ti è importato. Fanne tesoro, se sarai abile, potrai ritornare ad essere una bella persona … Signori, l’acconto è servito!!!
– Carla –

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