Talari macchiati

La giustizia divina, per chi pone la propria vita nelle mani di Dio, è indubbia, non ha difensori che mescolano le carte in tavola e non contempla attenuanti, è appurato … e quella terrena? Brutalizzare, nel corpo o nell’anima, un essere umano (e qui io aggiungo, ogni essere vivente) non ha scusanti e fa di chi adotta una simile condotta un autentico “rifiuto”. Quando il soggetto, in più, è qualcuno che, dopo aver affrontato un percorso formativo (e introspettivo) in seminario, decide di spendere tutto se stesso per abbracciare un progetto divino, si è in presenza di un “mostro”. Un cuore sudicio maneggia il Corpo di Cristo durante la messa, ascolta le pene e la vergogna di chi si confessa, fa sue le fragilità di chi brancola nelle incertezze e chiede il rispetto di una morale che calpesta per primo, occultando il peggio del peggio tra le pieghe di un abito talare. – Ma non ti fai ribrezzo? – verrebbe da domandargli e con modi nemmeno tanto carini. La fede, per tanti di noi, è il balsamo con il quale lenire un dolore, mani amorevoli e forti, capaci di sciogliere qualsiasi nodo, il pozzo dal quale attingere l’acqua che infonde il vero coraggio per rialzarsi, anche dopo la più rovinosa delle cadute. Il Don diventa il miglior interprete della grandezza divina, un ponte immacolato tra cielo e terra, il medico capace di sanare ogni ferita del cuore. Tradire chi si affida ad un uomo che ritiene “prescelto”, colui che è stato rapito dal richiamo della vocazione, è strappargli l’anima, lasciandolo in un oblio di dolorosa autodistruzione. La Chiesa tende a nascondere le magagne, a ripulire i panni sporchi tra le pareti di una canonica, schivando le situazioni d’imbarazzo, non calcolando che l’immunità estende l’orrore. È un dono, preziosissimo, imbattersi in un parroco capace di sentimenti purissimi, paterni o fraterni, grato di poter assolvere al meglio la propria missione … domandiamoci perché ci si stupisce sempre meno quando qualcuno dice – Credo, ma la voce del mio cuore la sente solo il Signore! –
– Carla –

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16 thoughts on “Talari macchiati

  1. A volte mi chiedo, se Lui tornasse, cosa direbbe… forse che non abbiamo capito niente del suo messaggio, che abbiamo distorto, travisato, l’essenza dell’evangelo…
    Forse (ma è troppo tardi?) è il momento di compiere scelte importanti, come il sacerdozio femminile…

    • Mauro, sono una linguista mancata e parlo come tale non come giornalista di 62 anni che è stata credente.
      E’ stato tradotto da un testo di altra cultura, scegliendo passaggi, estrapolandoli a a proprio uso e consumo.
      Non parliamo dei Vangeli apocrifi, poi, nè del Concilio di Efeso dove Cirillo giocò sporco facendo “vincere” la sua posizione dogmatica.
      Lui che è responsabile dell’assassinio di una delle più grandi filosofe dell’antichità. Ipazia.

      • Due esami di Storia della Chiesa e il confronto con uno dei miei figli mi han molto aiutata nel percorso del quale qualcosina leggi su.

  2. E’ triste ma il prete resta uomo con tutte le sue debolezze e la Chiesa è un’ istituzione che talora dimentica la missione. Preghiamo, Dio ci ascolta.

  3. Scottante argomento che però deve essere messo alla luce del sole.
    Mio fratello, a causa di una storia di pedofilia su un suo compagno da parte di un sacerdote, è diventato ateo dall’età di 16 anni (ora ne ha 56), mia figlia dice che lei crede e segue la parola di Gesù, ma le sovrastrutture (preti, suore, parocchie obbligatorie….) non la interessano perchè non vede limpidezza. Posso dargli torto?

  4. Nella Bibbia non è scritto da nessuna parte che avevamo bisogno di un intermediario per assolvere i nostri peccati. Gesù Cristo è l’unico intermediario mediante il quale possiamo parlare a cuore aperto con Dio. Anzi, la Bibbia condanna anche la ripetizione sempre uguale di parole, il rosario, che diventa una cosa meccanica e ci allontana dal parlare col cuore al nostro Dio.

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