Non ho nulla da vendere … chiedo!

È la mia città, la amo, probabilmente con quell’attaccamento morboso che, affettuosamente, si attribuisce al sardo, per l’umiltà con cui cerca di restare a galla e mantenersi dignitosa, nonostante la povertà e disperazione in cui versa il Sulcis (e l’intera isola), per quel suo sorriso malinconico che chiede soltanto un mezzo di riscatto … la amo e basta! Osservarla mentre, giorno dopo giorno, le addossano nuove difficoltà che non può gestire, e non per mancanza di volontà quanto di risorse materiali, mi devasta, soffocando anche l’ultimo conato di rabbia, cedendo il passo ad una accettazione che si trascina dietro solamente le sfumature acide di una inevitabile agonia. L’impensabile, ciò che credevo sconfitto dal passato o il prodotto di un sogno oppressivo, ha preso corpo, affacciandosi ad una realtà che non riconosco e che temo impedirà il ripristino di una, seppur fragile, normalità. Mi guardo attorno e nel perdermi in sguardi disincantati leggo i miei stessi pensieri, scorgendo il crescere della distanza tra me (noi) e chi non vuole guardare in questa direzione. È fastidioso vedere i risultati di scelte superficiali e infelici, ammettere d’essere egoisti ed incapaci, lo so, ma è quanto è accaduto e sembra destinato a ripetersi.
mendicante
Volutamente ho scattato la fotografia che vedete (nascondendo il volto), per tenere accesi i riflettori su una piaga che dilaga, tra l’altro prevedibilissima in una Italia in cui la fame ha preso fissa dimora. Generosità? Amore per fratelli bisognosi di un tetto e del “pane”? Il sogno, realizzabile, di un futuro sereno in una terra “straniera”? Una gran bella facciata, un biglietto da visita per dichiarare una identità diversa da quella autentica! Dall’alto arriva l’eco di voci che, sfacciatamente, spargono il contenuto delle nostre tasche e cedono spazi vitali che ci appartengono, senza domandare opinioni o il consenso. Ricordate il ragazzo che rovistava tra i rifiuti in cerca di cibo? Accattonare, con un cappellino in mano, è un’altra terrificante pagina che nessuno di noi vorrebbe avvicinare o scorre a cuor leggero. Non si può, non si deve, per rispetto del nostro popolo, delle sue richieste d’aiuto ignorate, impilare, come nulla fosse, fame su fame. Regalare illusioni, a chi arriva, è disumano, un gioco al massacro in cui soccombono solo i giocatori e non chi detta le regole, una vigliaccata nei confronti di chi ha radici e vede assottigliarsi una serenità labile, costruita in una vita.
– Carla –

 

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14 thoughts on “Non ho nulla da vendere … chiedo!

  1. Il pane, mi sa, che te lo devi mangiare tu (se ne avanza): chi viene qua è armato di tablet ultimo modello e si aspetta (pretende?) casa, lavoro (ma anche no: meglio prendere sussidi senza fare niente), piatti prelibati e tanti altri privilegi che certi italiani (pur bisognosi) non hanno.

  2. Ogni giorno e’ un giorno difficile qui Carla
    Ogni giorno vedi come ci fanno a brandelli
    Utizzando la disperazione
    Di TUTTI.
    Hanno cominciato col distruggere i pochi passi fatti per andare avanti con le speculazioni facendo perdere migliaia di posti di lavoro
    Hanno toccato i poli sanitari
    E ora le scuole pubbliche
    …e torniamo indietro…
    La Nostra terra resiste
    Noi resistiamo
    con 10 euro al giorno
    Cercando sollievo studiando l’orizzonte
    Facendoci curare l’anima dal suono del mare
    E dal silenzio delle montagne.. cercando di non perdere quel briciolo di umanita’ che ci resta nei confronti di un prossimo discutibile….

  3. Concordo con Vittorio:i veri poveri disperati li abbiamo già,siamo noi italiani schiacciati dallo stato e dagli immigrati che prepotentemente cercano di imporre le proprie leggi,religione compresa. Invece di guardare in Africa guardiamo i nostri vicini

      • Fossero 35€ che ricevono. In realtà sono pochi spiccioli. Comunque non riesco a dare qualcosa a tutti i questuanti , perché rischio poi io di tenere il berretto in mano.

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