Specchi di Teak

I pensieri, resi liberi perché affidati ad un dialogo, nell’incontrare l’improduttività del non ascolto, la pochezza del non voler ragionare sul loro contenuto più vero, quando nascono in persone come me, trovano il silenzio, quella morte che sopraggiunge dopo un’agonia inutile, offerta solo al tempo. È giusto così, per non incorrere nell’assurdità di uno sforzo vano, per dar senso pieno al vivere che, diversamente, continuerebbe a clonare, ciclicamente, la stessa inesattezza. L’immagine della propria anima evade dall’anonimato quando attraversa lo sguardo e si tuffa in uno specchio, quando ciò che viene riflesso non cessa di esistere nell’istante in cui svanisce … è un dato di fatto! Quel che si osserva, l’io, la parte più celata e autentica, che dovrebbe tirarci le orecchie prima di scivolare in un errore, spesso viene ignorato o accertato ed ucciso. È fastidioso scrutarsi senza veli, accettare il faccia a faccia con debolezze e pecche spacciate per valori o scelte di vita scrupolose e, assolutamente, essenziali. Lo specchio, visto come un acerrimo nemico, è solo e semplicemente un’opportunità di crescita, di trasformazione positiva, di sterzate che avvicinano a chi ci sopporta a stento, per bontà innata o per dovere, sfumando la solitudine. Convincersi che si è soli o in compagnia di pochi per scelta, perché particolarmente selettivi, talvolta, è una balla, confezionata in maniera maldestra e sparata a “pressione”. Tronfi, refrattari ad accogliere l’essenza di ciò che si è, si finisce per domiciliare il deserto! Gli specchi di Teak distorcono la realtà e, come in una fiaba monotematica, per qualsiasi domanda esiste un’unica risposta: “Sei tu il/la migliore”. Chi dichiara di amare, ed ama sul serio, non può spingere alcuni a specchiarsi in quelli autentici ed altri in quelli di legno … Il “bene”cammina sotto braccio alla verità, alla sincerità che impedisce di spalleggiare il contrario, al desiderio di non isolare chi non guarda oltre il proprio microcosmo, proclamando la propria perfezione. Poche cose sono pruriginose al pari dei soggetti che se la cantano e se la suonano, ammazzando il prossimo con una saccenza di carta pesta! Studiarsi e non bardare a festa sfumature pesanti, scendere dal piedistallo per una doccia di umiltà, non mortifica o sminuisce, rende meravigliosamente difettosi ed amabili.
– Carla –

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17 thoughts on “Specchi di Teak

  1. Ciao Carla, a volte mi domando se vediamo veramente quello che si vede nello specchio??? O vediamo solo quello che vogliamo??? Ci vuole una bella infrescazione dell’anima 😉 ti abbraccio ♥

  2. Bellissima riflessione Carla, ma credo che sia molto difficile mentire a se stessi, c’è chi evita questo tipo di confronto proprio per non mettersi in discussione, ma quando si fa la realtà emerge sempre. Buona giornata 🙂

    Date: Mon, 18 Jan 2016 22:12:34 +0000 To: silvia-1959@live.it

  3. CARISSIMA E’ UNA BELLA LEZIONE DI PSICOLOGIA SOCIALE MA SI LEGGE MALE, OVVERO PER I CECATI COME ME NON SI PUO’ USARE UN CARATTERE ALMENO PIU’ INCISO? GRAZIE.

    • Ho riso troppo, perché sono talpina pure io. Il carattere é quello che carica da solo, sapessi modificarlo lo farei, ma sono imbranata a morte. Pensa che la cosa che invece da più fastidio a me è il non saper giustificare, a destra viene sempre tutto mozzicato … 😔

  4. Guardarsi allo specchio fingendo di non vedere una piccola ruga o un segno del tempo, rappresenta un falso che la nostra mente confeziona per convincerci che nulla è cambiato.
    Così non volersi interrogare con sincerità per capire dove si sbaglio, dove intervenire per correggerci è un modo diverso ma simile nello specchiarsi senza voler ammettere che il tempo fugge.
    Questo fa parte della natura umana ma non significa che per forza lo si deve accettare. Avere il coraggio di vedere le pecche che stanno in noi ci aiuta a crescere e a trovare gli stimoli per superare le barriere.

  5. Nello specchio vediamo le fattezze fisiche in cui siamo prigionieri, a volte facciamo finta di non vedere neanche i nostri difetti fisici. Ma l’anima? Allo specchio non lavediamo, cerchiamo di non vederla perchè mettersi “in gioco” è difficile, riconoscere le nostre mancanze è difficile.
    Il ritono all’umiltà sarebbe la strada migliore. Una strada che si è persa tra i boschi di questo mondo frenetico e illusionista.

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