Noi che eravamo bambini negli anni ‘70

Il tepore primaverile o autunnale, la calura estiva, uno spazioso marciapiede o una strada poco trafficata sotto casa, i cortili o i piccoli spazi verdi ed ombreggiati, i luoghi di ritrovo e gioco per chi, come me, è stato bambino negli anni ’70. La Wii, la Xbox 360 o la Kinect, i Tablet o l’iPad, per epoca, non ci sono appartenuti e, forse, per un’educazione distante dalla pretesa del superfluo, anche se commercializzati, difficilmente sarebbero passati tra le nostre mani. Lo svago era insito già nel solo legame di amicizia, nella condivisione di una manciata di ore di spensieratezza, in quel poco che stuzzicava la fantasia tramutandola in un’esplosione di adrenalina, risate e gioia. La bicicletta, i pattini, i tamburelli, le racchette, il frisbee ed un pallone, erano di tutti, per tutti e chi non aveva la fortuna di possederli ne godeva ugualmente, perché la generosità era istintiva e mai richiesta. Piccole cose, tenute care, ricevute per Natale, per un compleanno o la promozione, che non di rado finivano incustodite su un muretto (dove il proprietario le avrebbe ritrovate, sapendo che nessuno le avrebbe fatte sparire), perché per stare bene insieme bastava ancora meno. Con un gessetto bianco si disegnava il “Pincaro” o la Campana, gli alberi ai lati della via diventavano i “4 Cantoni”, una parete il bersaglio contro cui scagliare la “Palla Avvelenata” ed il cervello fumava per partorire nomi di colori poco noti (come indaco, magenta, ocra, vermiglio o ceruleo) al grido di “Strega comanda color …”. Dopo cena era sufficiente una coppetta di gelato o la fetta di anguria, distribuite equamente da una mamma, e la voce narrante di un adulto a rompere il silenzio, a farci stare col fiato sospeso, in attesa di conoscere il finale di episodi inspiegabili, avventurosi o comici. La nostalgia di quei momenti, la polvere dorata ed impalpabile che ancora ritrovo tra le pieghe dei ricordi, fanno si che a 49 anni possa sentirmi felice nel guardare un tramonto, la luna e le stelle, in riva al mare, in compagnia di amici ironici, cenando con un panino, una birra e tante risate.

– Carla –

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15 thoughts on “Noi che eravamo bambini negli anni ‘70

  1. Quei bambini degli anni ’70 ora sono i genitori di oggi. Se hanno tanto goduto di queste “piccole grandi cose” , quali hanno saputo trasmettere ai propri figli? E se non è accaduto, perchè?

  2. Non solo in quegli anni ma anche prima la fantasia di noi bambini era molto più sviluppata diu quelli chiamati nativi digitali. Bastava un nulla per creare un gioco che riempiva le nostre giornate divise tra il cortile comune e la strada.
    Altri tempi da ricordare senza nostalgia ma semplicemente come un momento di gaia spensieratezza.

  3. CARISSIMA, STUPENDA RIEVOCAZIONE… IO ERO BAMBINO NEL 50: SI GIOCAVA A SOTTOMURO CON I TAPPI DEL CHINOTTO, SI SENTIVANO LE FAVOLE DELLA NONNA, SI LEGGEVA MOLTO, SI ANDAVA IN PALESTRA. ERAVAMO FELICI. OGGI NO COMMENT MA,PER ME, NON CI SONO I GENITORI E LA SCUOLA…

    • Il giochino dei tappi l’ho conosciuto pure io, che risate! Gli anni 50 erano favolosi, mia madre e mio padre erano ragazzi e quando guardo le fotografie scopro un mondo più sereno di questo. Un abbraccio

  4. E’ vero, era tutto diverso, il mondo era più piccolo, e poche erano le cose che ci venivano offerte per divertirci, quindi spazio alla fantasia. Ma si va avanti … la tecnologia ha migliorato moltissimo la nostra vita (non parlo di telefoni ecc, ma di applicazioni in campo medico, scientifico), e presenta qualche “piccolo” difetto.

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