Il senso del dolore

Sono convinta che non esista “uomo”, nemmeno quello dall’animo più squallido e turpe, che non sia o sia stato scarnificato dai morsi violenti del dolore, fisico o spirituale. Si è vittime della sofferenza, per colpe o perché bersaglio della brutalità altrui, indiscriminatamente, depredati di quella leggerezza che dovrebbe appartenere a tutti, spettatori forzati di un film in cui si accendono le luci e si spengono i sorrisi e la voce della realtà sovrasta quella dell’io che domanda aiuto. Disperazione, angoscia, tristezza, il contorno di ogni pietanza, la colonna sonora di qualsiasi evento, mentre, a lettere cubitali, davanti agli occhi, scolpito ovunque, scorre un quesito senza risposta: “Perché proprio a me?”. Siamo franchi, di tanto in tanto, ce la cerchiamo, quando ci incaponiamo nel voler percorrere vere e proprie mulattiere, chiamandole strade o confondiamo l’aridità interiore e l’individualismo con l’introversione e un distaccato centellinare (per timidezza o diffidenza caratteriale) ogni cosa. Menefreghismo e sfruttamento, questo è il loro vero nome! Sagome in movimento su cui sfogare frustrazioni, fallimenti e l’inettitudine ad affrontare limiti noti ed insabbiati, un male che cade a pioggia, oltrepassando qualsiasi ombrello. Non voluto, non cercato, spesso inatteso, lo strazio procurato è quello più duro da scrollarsi di dosso, quello che penetra carne e anima, nonostante oppongano resistenza. Qual è il maledetto senso del dolore, cosa estingue permanentemente, cosa lascia e cosa chiede? Smorza, ma non uccide, la spontaneità (forse), pianta le radici (che devono restare in superficie) di un’insicurezza che alla lunga imbruttisce ed esige, domandando a gran voce che i legami, a nodo scorsoio, vengano sciolti. Le cicatrici devono insegnare a camminare senza più voltarsi indietro, conservando memoria delle buche lungo il percorso, a trovare l’energia per stringere le redini della speranza e a tessere una tela di certezze che dettino le regole da adottare nel presente e verso il domani. Il dolore, reso amico, fortifica, debilitando solo all’apparenza, concede lo spazio per passi ponderati e l’attenzione per identificare il marcio, ancor prima di sentirne l’odore.

– Carla –

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10 thoughts on “Il senso del dolore

    • Credimi, essere ribloggata da te é un regalo pazzesco, incredibile ed indimenticabile … Ho gli occhi pieni di lacrime e il cuore che palpita di gioia. Grazieeeeeee …. 😘😘😘

      • Ma daiiii!!! 😉
        Hai scritto delle parole difficili, che troppo spesso facciamo finta che non esistano. Per il quieto vivere, perché preferiamo nasconderci dietro ad un dito.
        Io non ne sarei stata mica capace, nè 🙂

      • Hai idea di quanto sia meraviglioso il tuo blog? Spessissimo ho provato una sana e affettuosa invidia per i tuoi pezzi, scritti in maniera impeccabile.

  1. il male secondo me è come quei virus “furbi” che a un certo punto subiscono una mutazione genetica per mimetizzarsi meglio … e fregarci 🙂 la vita è un processo di costante (ma, temo praticamente interminabile) fortificazione

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