C’è

C’è …

nell’aria che respiro,

tra le penombre ramate della sera,

che spegne le luci del giorno

che s’allontana.

C’è …

in una carezza che accende i sensi,

in un bacio sottratto all’invadenza di più sguardi,

che scuote le passioni assopite

e l’ascesa di fantasie inconfessabili.

C’è …

nella fragilità di una lacrima nostalgica,

nell’impalpabilità di una risata serena,

in un timido cercarsi.

C’è …

è in me,

è Amore.

– Carla 2004 –

Mamme e MAMME

Ho il sospetto che la conseguenza dell’esposizione del mio pensiero, non avendo una abilitazione oggettiva per assolvere ad un compito, delicato ed impegnativo, sarà una sassaiola di parole, riassumibili in una sola frase: – Non puoi giudicare perché non sei madre! – E’ innegabile, non sono una mamma, non lo sono mai stata di “pancia”, ma questo non fa di me, né di nessun’altra donna orfana di maternità, una persona inidonea ad esprimere opinioni legate all’educazione e crescita armoniosa di un bambino. Si può essere mamma di “cuore”, amare infinitamente una piccola vita e desiderare goda sempre del meglio, anche quando si tratta del figlio di una sorella, di una cognata, di un’amica o della vicina di casa. Insegnare ad una creaturina a distinguere il bene dal male, a percorrere con incedere sicuro i sentieri della vita, a credere che una lacrima non vada accostata ad una debolezza ma, al contrario, alla forza della sensibilità, non sarà mai facile, non lo sarà per nessuno, questo è assodato, come la saggezza non sarà mai acquisita in 9 mesi di gestazione e col parto. Le mamme possono sbagliare, intraprendere percorsi educativi che l’animo di una “non madre” avverte anaffettivi e privi di qualsiasi insegnamento, non in grado di plasmare uomini e donne equilibrati e felici. I piccolini, fin dai primi vagiti, mettono a nudo una sensibilità pura, una comunicazione gestuale che esprime disagio, serenità, gioia, nervosismo o dolore. Una diversa intonazione della voce, uno sguardo poco accondiscendente, un lieve colpetto sulla manina, imprimono un insegnamento fondato sulla comunicazione e sul rispetto, distante da metodologie più incisive. Le aggressioni fisiche e psicologiche, uccidono lo sviluppo di un amore che dovrebbe durare per sempre, generando sentimenti di odio non smantellabile. – Sono stata cresciuta così e son venuta su bene! – Come no!!! Da vittima a carnefice, quel che subivi e non comprendevi, restituisci a chi dovresti amare e proteggere? Il cervello s’accende insieme al cuore, ancor prima di nascere, i bimbi comprendono e pure per loro va urlato – Chi ti ama non ti picchia

– Carla –