Il destino della “parola”

Muore la parola

appena è pronunciata:

così qualcuno dice.

Io invece dico

che comincia a vivere

proprio il quel momento.

La straordinaria Emily Dickinson non smetterà mai di regalare al mondo il carburante per orientare il pensiero, cedendo stille di sensibilità che qualcuno lascerà morire al suolo. Muore o nasce nell’istante in cui si fa suono? Non so darmi una risposta sola, non riesco ad abbracciare un’idea precisa, priva di sbavature, di “se” e di “ma” … La parola, pronunciata, ha senso solamente se qualcuno la ascolta, senza noia, quando non s’incolla ai finti sorrisi di chi è audioleso nell’io. Le parole, hanno ragione di esistere se hanno un destinatario che le attende, diversamente sono un malinconico soliloquio che può esprimersi, più sensatamente, tra i silenzi dell’anima.     – Carla –

13 pensieri su “Il destino della “parola”

  1. Brava Carla. Bel post. Condivido la tua idea sulla parola pronunciata.Ho un post che sto preparando che in un qualche modo si avvicina alla tua tesi. Ti abbraccio. Isabella

  2. E’ verissimo! Se hai la voglia di sfogarti, di parlare con qualcuno e raccontare di te, quel qualcuno deve saper ascoltare ed interagire, altrimenti, come dici tu, diventa un soliloquio.
    Ciao e buon inizio settimana, baci Bea

  3. La parola è come il seme della parabola … dipende dall’orecchio che l’accoglie.

    Purtroppo tante volte mi son trovato d’accordo con Alfred de Vigny :”Seul le silence est grand; tout le reste est faiblesse.

  4. LA PAROLA DELLA DICKINSON ERA, IN REALTA’, IL VERSO SEMPRE VIVO A DISTANZA DI ANNI ANCHE SE AL MOMENTO NON AVEVA ASCOLTATORI O LETTORI.

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