La paura … incolla “etichette”

Non sono imprese di cui vantarsi, con o senza ragione, in quanto non c’è nulla di più sgradevole del giudicare la condotta altrui, addirittura, non avendo messo precedentemente controluce la propria coscienza. Nessuno dovrebbe farlo, malgrado ciò, non di rado, non è la ragione o l’animo imbruttito a farlo ma l’umana paura. Gli esempi potrebbero sprecarsi! Sulla strada si scorge qualcuno in difficoltà, con una vecchia automobile in panne ferma sul ciglio? D’istinto verrebbe da fermarsi per prestare soccorso, slancio che il timore smorza repentinamente … “E se fosse una trappola, un espediente per mettere a segno una rapina?”. Un conoscente, all’apparenza una bravissima persona, che è affettuoso e disponibile con i bambini, accende il dubbio, seppur leggero, d’indossare una maschera che cela un potenziale pedofilo. Un bambino torna a casa con due grossi lividi, una donna mostra graffi o segni? Ecco che si scrive un racconto, terribile, sulla maestra aguzzina o un marito padrone. La cronaca, effettivamente, non aiuta e lo sbattere ad uno spigolo o l’essere maldestra nel potare le rose, assumono i contorni di non mascherabili percosse, l’irruenza con cui giocano taluni piccini, le sevizie di un’insegnante. L’ago della bilancia pende, sempre più, verso il “sospetto” piuttosto che verso una “ponderata cautela”. Si vive male, prendendo le distanze dall’intrecciare relazioni interpersonali che potrebbero rilevarsi “ricche”, calzando un graduale isolamento. La fiducia che, in passato, riponevo nel prossimo, non ho difficoltà ad ammetterlo, si è affievolita, schiacciata da una umanità “imbastardita”, dagli ideali labili e una moralità che il Dio Denaro o un baratto vantaggioso adattano alla situazione. Quel che intralcia si “sopprime”, s’abbandona alla deriva o si “spreme”, finché non avvizzito, riesumandolo solo a piacimento.  Rimpiango la mia infanzia, la porta di casa accostata, la spontaneità con cui si domandava  – “posso aiutare?”- o si sorrideva davanti a braccia tese!

– Carla –

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13 thoughts on “La paura … incolla “etichette”

  1. Anche io ho nostalgia di quel tempo, i vicini erano amici, gli zii erano zii, se foravi c’era sempre un ragazzo/uomo pronto ad aiutarti….oggi sono diffidente, molto. Ne soffro, ma non torno indietro, questa umanità si è venduta al profitto e spero di non venirne mai a contatto.

  2. Siamo diventati più freddi, è vero, ma per paure non certo infondate.
    E non è vero che è colpa dei giornalisti che riportino solo le brutte notizie facendo così credere che appena ti volti ti fregano: è davvero così! Nemmeno 1 settimana fa un mio amico è finito con la macchina in un fosso (strada di campagna, buia, senza un’anima in giro) e s’è fermato uno per fargli credere di volergli dare una mano… e invece gli ha preso il cellulare e se n’è andato. lasciandolo pure senza possibilità di chiamare qualcuno.
    Vero anche che dopo è passato un tizio con un trattore che l’ha tirato fuori (quindi esiste anche qualcuno buono), però lo smartphone intanto non ce l’ha più.

      • Sta bene, sta bene…
        Mi sa che anche il tizio col trattore non fosse poi così un santo, perchè quando il mio amico gli ha chiesto di poter fare una telefonata ai carabinieri lui ha spalancato gli occhi e ha detto “no no no… io ti tiro fuori da qui e me ne vado, niente carabinieri, io il mio cell per chiamarli non te lo do”. 😀

      • Cavoli… Però non lo ha mollato nel fosso! Il tuo amico può raccontare l’accaduto con un sorriso, oggi, conta solo questo. Buonanotte 🌛

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