Un membro della famiglia

Per quanto mi possa sforzare di velarlo, quanto si tirano in maniera violenza le corde del mio animo, il sorriso scivola in cantina e la collera, per “preziosi” non valutati come tali e allontanati, miscelata ad un dolore sordo, scrive la trama di un racconto che è possibile sfogliare accarezzando il mio sguardo. Non mi sento pappamolla, e nessuno mi farà sentir tale, ma carica di quell’umanità che tutti dovrebbero conoscere, destinataria di un dono che non necessita l’appartenenza ad una stessa specie, l’uso di una stessa lingua o le medesime abitudini … L’immagine di un cane, ridotto all’ultima stilla di vita, caricata da Osvaldo, quasi a puntare il dito al grido di “vergogna”, la richiesta di aiuto per ritrovare un gatto bianco, abbandonato ad una gara contro la roulette russa, l’avvicinarsi di una notte che, indenne, attraverserà il tempo, da qualche giorno li vivo come una zavorra dal peso insostenibile. Quale animo incancrenito bisogna possedere per liberarsi di un membro della famiglia? Quale coscienza per dormire, mangiare, muoversi come nulla fosse, sapendo che chi credeva nell’amore, un amore inesistente, ha fame, ha sete, ha il cuore che gli esplode in petto per la paura e agonizza in attesa della fine? Non erano amati ed amavano, chissà se il loro ultimo pensiero sarà andato, comunque, a quel padrone che mai avrebbero riconosciuto con il giusto nome, “bastardo”!

Immagine

Cirillo è arrivato nella mia vita nell’aprile del 1997, portandosi al seguito un miracolo … Una delle gatte di mia madre, la nonnina, grigia tigrata, Lulù, sfidando la natura, a sorpresa e dopo anni luce, era incinta. La tenerezza con cui affrontava quella che poi sarebbe stata la sua ultima gravidanza, mi portò a desiderare di aver cura di uno dei suoi piccolini, di una di quelle minuscole vite venute al mondo con un dispendio di energie impensabile per lei. Avrei accolto 1 dei 3, 4 … gattini! E gli altri? Tenerli tutti in un appartamento? Non potevo, casa era un monolocale di 38 metri quadrati, non potevo proprio!  Fu allora che tra i pensieri si affacciò la gatta che avevamo amato da adolescenti, Cleopatra, un visino infinitamente dolce, modi aristocratici, dimostrazioni di affetto che non lesinava mai, una presenza che saturava casa dei miei genitori, a dispetto dei sei anni trascorsi da quando era “andata”. Come farebbe una bambina che crede nelle fate, desiderai di non dover scegliere e di ritrovare la nostra gattina. Il 20 marzo, una telefonata di mia madre mi suggeriva di correre da lei, appena avessi potuto, perché dovevo vedere qualcosa che mi avrebbe lasciata a lungo in silenzio! Era nato solo lui, una grossa polpettina pelosa, il clone perfetto di Cleopatra, stessa mascherina, stessa pancia e zampe bianche, stesse macchie.  13 anni, un compagno di viaggio senza pari, una “persona”, e credetemi lo era, a cui non servivano le parole per parlare d’amore, pronto ad arrestare la caduta di una lacrima, a condividere ogni emotività, brillante ed ingegnosa. Le sue malefatte, umane, erano motivo di risate e mai di rimproveri, gli slanci d’affetto motivo di commozione. Ciry, sapeva abbracciarmi, incrociando le lunghe “bracciotte” dietro la mia nuca, sapeva sorridere, apriva le porte, sollevandosi in piedi e usando la maniglia, portava davanti alla lavatrice le sue copertine sporche, mangiava anche la frutta e la verdura, sollevava e richiudeva il miscelatore del bidet per bere, apriva e svuotava le borsette delle mie ospiti … l’elenco sarebbe lunghissimo! La mattina del 28 giugno 2010 lo portai dal veterinario, pensando che il richiamo, data l’età, lo avesse particolarmente indebolito, portandolo a respirare in modo anomalo. – I suoi polmoni sono pieni d’acqua – mi fu detto – prega che il prelievo sia chiaro e si tratti di una polmonite – Acqua e sangue! In poche ore, mentre lui dormiva, furono eseguiti controlli scrupolosissimi e la diagnosi fu la mia morte: Cirillo, nonostante il suo aspetto sanissimo, era in totale metastasi ad eccezione dei reni. Non mi vergogno nel raccontare che piansi con tutta la disperazione che avevo nel cuore, suscitando la pena del medico che s’adoperò, facendo un giro di telefonate in tutta Italia, per darmi una chance di tenerlo con me, per non lasciare che la malattia me lo portasse via. Una gatta, nelle sue stesse condizioni, sottoposta ad un trattamento sperimentale era sopravvissuta … – E’ una cura costosissima e i risultati, probabilmente, non ci saranno – mi spiegò – vuoi tentare ugualmente? – Avrei venduto la macchina, al tipo che mi aveva fermata qualche giorno prima, volevo disperatamente avere fiducia e vincere …  Le mie speranze s’infransero alle due del mattino quando, stremato, Cirillo s’alzò dal suo materassino per allungarsi e toccare il mio braccio che pendeva dal letto, fissandomi con i suoi grandi occhi verdi. Lo presi tra le braccia, come fa una mamma col suo bambino, gli parlai con dolcezza, bagnandolo di lacrime mentre, con un miagolio profondo e straziante, lui salutava per sempre. Ho amato Cirillo, lo amo ancora e non posso non provare schifo, uno schifo viscerale, per chi poteva avere altro tempo e lo ha stracciato in nome di un egoismo infame.

Ti voglio bene Ciry –             Carla

 

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35 thoughts on “Un membro della famiglia

  1. Leggendoti piangevo ,pensavo ai miei lutti ,l’ultimo ad andarsene è stato Nerino dopo 8 mesi da un brutto incidente in cui si era rotta la zampetta e la mandibola ,lo facemmo operare ,si era ripreso molto bene,poi improvvisamente una sera di aprile dell’anno scorso si avvicinò a mio marito ,eravamo in giardino e si strofinò con lui.
    Mio marito quasi avesse capito mi disse “Nerino non sta bene,ne ha per poco”
    l’indomani lo trovammo rannicchiato sotto una palma ,era morto!
    Come te non capirò mai quei bastardi che li prendono e poi li abbandonano come una vecchia poltrona:Sto passando le pene dell’inferno con una condomina ,non posso cambiare casa perchè abbiamo 3 gatte in garage e non potremmo mai portarle in un’altro posto ,in giardino abbiamo Pasticcina che è la mamma di Tigrotto che sta in casa con noi .
    Io non sono una santa ,ma non sono neppure un essere spregevole che sarebbe capace di sfrattare e buttare in mezzo alla strada 4 gatte che dipendono solo da noi :
    Il tuo Cirillo era veramente un bellissimo gatto!
    Ti abbraccio
    liù
    Ps: C’è gente che non riesce a capire come facciamo ad amare un animale come se fosse un figlio,io li compatisco se non sono capaci di dare questo tipo di amore.

  2. Esce la tua anima sensibile…Come si può abbandonare, maltrattare, seviziare chi fino al giorno prima, fino al mnuto prima ti ha guardato con gli occhi dell’amore e con la sicurezza della fiducia? Per difendere un cane porto il segno sulla mano, ma chi ho contrastato porta i segni delle mie unghie sul suo braccio.

  3. Come mi sento vicina a te… Ne avrei da raccontare anch’io: storie di gatti, storie d’amore, quello vero, quello “per sempre” che prosegue anche dopo la loro mancanza. Un abbraccio ❤

  4. Mi hai letteralmente fatto piangere.
    Ho da poco avuto una discussione su quanto fosse patetico che io tratti il mio gatto come se fosse un membro della famiglia.
    La realtà dei fatti è che lo è realmente, ormai.
    Sono 14 anni che è con noi e perderlo ora sarebbe un duro colpo.
    Molti dicono che i gatti non possono fare compagnia come un cane, che pensano solo a mangiare e dormire.
    Beh queste persone non capiscono nulla.
    Per quanto riguarda tutte le violenze non mi esprimo, poiché non ritengo “persone” coloro capaci di fare del male a qualsiasi tipo di animale.
    Grazie per questo post, hai dato un senso a questa mia giornata.

    • Sono lutti, lutti veri, chi non lo capisce è demente! Non sei patetica, Cirilo x me era il mio bimbo peloso e non mi sento sciroccata, per questo, anzi …. Ti abbraccio, grazie del meraviglioso commento. Baci

  5. Tocchi con me corde scoperte.
    Io ho pianto anche per la morte del pesce rosso che eravamo riusciti con mio figlio a far vivere 8 anni!
    A tutti gli effetti i nostri animali fanno parte della famiglia ed occupano nel nostro cuore uno spazio che è solo loro.
    Penso anche che con grande onestà intellettuale (e per loro fortuna non essendo riconosciuta per noi la ‘dolce morte’) bisogna sapere qual’è il confine oltre il quale non andare.
    Il senso e la domanda che dovremmo porci è ‘Quale la qualità della vita? quali le fosserenze?’.
    Sheraconunagrandeabbracciosolidale.

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