Una terapia … la “preghiera”.

C’è stato un tempo, che oggi avverto lontano, anche se in realtà non lo è, in cui la sera, prima di scivolare nel sonno, e la mattina, non appena poggiavo i piedi per terra, ringraziavo il Cielo per una condizione di vita che il mondo chiama “felicità”. Di cosa consta, poi, la felicità? Non me lo era chiesta, era insensato farlo, ero felice e basta! Ciò che è accaduto, senza preavviso, con la stessa furia devastante di una scossa tellurica, ha lasciato marchiato nella mia memoria un “sentimento” che, per facile comprensione, si può convertire in un’immagine fantasiosa: – Il male ti sveglia, nel cuore della notte, ti scaraventa fuori dal letto e ti abbandona, in pigiama, sul ciglio di un percorso solitario, polverizzando la tua identità ed i pilastri che sorreggono la realtà – La felicità si fa inferno e la ragione un’arma, a doppio taglio, che ferisce comunque la si impugni, il dolore un mostro nutrito dai perché senza risposte esaustive, lo sconforto una costante e l’“io” che abbraccia la salvezza solo nell’istante in cui non reclama ma si rassegna. Una differente prospettiva che nell’angolo di una Chiesa, bagnato dalla luce policromatica delle vetrate oltrepassate dal sole, perde gli artigli che dilaniano l’anima. È l’uomo sulla croce, l’icona della sofferenza, a stringermi in un abbraccio che si esprime più di tante parole che, nel silenzioso scorrere dei giorni, asciuga le mie lacrime e mi trascina in un amore che mai mi vedrà sola. Mi ama e, concretamente, non lesina la sua presenza in questa vita, nella carezza e nel sorriso di un bambino, nel buio che si squarcia con la frase di un anziano che non mi ha mai vista prima e che sembra conoscermi da sempre, aver ascoltato ogni mia conversazione con l’Altissimo. Non chiedo nuova gioia, ma “pace”, di poter rincominciare a dormire per più di due ore, di non dovermi forzare a mangiare, di smettere di sentirmi comparsa del trascorrere del tempo … ed ecco che quelle preghiere, che mai si sono allontanate da me, plasmandomi e rendendomi la donna che sono, filano un abito di “serenità” che con gratitudine non smetto di indossare. La vera felicità è una sorprendente condizione dell’anima che chiede solo di essere e non di possedere, una invocazione che trova sempre ascolto.

Carla

Annunci

12 thoughts on “Una terapia … la “preghiera”.

  1. Carla dalle tue parole trapela una grande fede che ti da serenità anche nei momenti bui della vita. La fede è un grande mistero, tutti noi amiamo farci domande e forse a volte le risposte arrivano proprio da quel senso di tranquillità che si prova pregando o piangendo al cospetto di un’immagine sacra. Quante volte ho provato un simile sconforto ed anch’io mi sono ritrovata a pregare e chiedere aiuto, tutt’ora spesso mi addormento, come una bimba, stringendo l’immagine di Padre Pio che tengo sempre accanto a me sul comodino. Carla ma sarà giusto parlare di queste cose in un blog? Non sarà mica un sacrilegio? Un caro abbraccio Bea

    • Il mio intento era solo quello di dare, a chi pensa di morire nel buio, la possibilità di aprire una porta, nel mio caso è stata quella della fede, ma potrebbe essere qualsiasi altro uscio, oltre il quale esiste un ascolto. Se ci hai fatto caso non ho menzionato cosa ho attraversato e mi guardo bene dal farlo. Spero solo che il non accettare la solitudine aiuti, in qualsiasi maniera, chi diversamente potrebbe lasciarsi andare. Chiedo scusa, in caso lo avessi fatto, a chiunque si sentisse a disagio per le mie parole. Buona serata. Carla

  2. Apprezzo e rispetto la tua terapia fatta non di parole ma di profonda fede in ciò che esprimi. Sono felice se riesci a trovare un po’ di pausa dal dolore. Ciao, Carla, un abbraccio. Osv.

  3. Per me la felicità non ha definizione, è un modo di vivere che ognuno di noi interpreta secondo la propria visione della vita e ciò che essa ci offre. Bellissima è la descrizione con cui presenti il male, la sofferenza, anche questa ognuno la vive a modo suo. Io ne ho avuta tanta nella mia vita personale, me stessa è stata avvolta dalla sofferenza, me stessa ha dovuto lottare , me stessa voleva vincere, ma mai, e poi mai, lo ribadirò fino all’ultimo giorno della mia vita, ce l’averi fatta e ce la faccio ancora oggi, ad avere la forza per affrontare tutto se non avessi avuto la fede, se non avessi avuto Lui vicino a me, se non avessi usato la preghiera come un balsamo. Dalle tue parole traspare fede, un dono grande ma difficile da mantenere, la preghiera ci può aiutare, una vera terapia.

  4. Anche per chi la fede, nella chiesa non nel nostro Dio, col tempo l ha persa, riavvicinarsi a quella lenta litania riporta pace cullandosi nella sensazione di un tempo felice. Grande Carla. Stasera come sempre hai parlato al mio cuore.

  5. Affidiamoci all’Uomo della Croce, a Colui che ci ama di un’Amore Eterno!. Egli è VIA, VERITA’, VITA!. E’ l’Uomo dei dolori!. Attraverso di Lui la sofferenza sana le ferite dell’Anima e del Cuore e ci dona la pace dello Spirito!.
    Un cordiale abbraccio carissima Carla!.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...