Mentire per non soffrire?

Mentire per non soffrire, ignorare, volutamente, verità emotivamente pressanti e scomode, dire: “Ma figurati, non me ne frega assolutamente nulla!”, negare l’evidenza, quella sensazione amara che vela lo sguardo, nell’improbabile speranza che il ripeterselo, con una certa continuità, possa compiere la magia. Ma quale MAGIA!!! Solamente un fatto piovuto dal nulla, qualcosa che non investe impetuosamente il nostro universo e non ne fa parte, ciò che dopo uno stravolgimento totale può essere rimosso e sepolto definitivamente, può rendere veritiera una simile affermazione, il resto è solo un’immensa bugia, una corazza ossidata che nessun prodotto renderà rilucente. Quante volte ci diciamo: “E’ meglio non farsene un cruccio, se non sto lì a rimuginarci il tempo guarirà più rapidamente la ferita!”, una mossa risolutiva, sempre che l’artefice del cratere, nel bel mezzo del nostro cuore, esca di scena. Non va sempre così, alcuni “soggetti difettosi” si trasformano in ombre, pronte a bussare alla nostra porta, sicure di prendere, pronte a serrare la loro a quattro mandate, al solo pensiero che nocche umane possano picchiarci. La mia visione degli eventi non conosce vie di mezzo, il dolore è dolore, la gioia è gioia, gli effetti speciali non esistono! La malignità, a mio avviso, è figlia dell’ignoranza e dell’insensibilità, una quantità di volte molto più grande di quello che si crede, tant’è che i “pensieri delicati” piovono addosso non solo sul reale bersaglio. Una persona non ti piace? Non rientra nei canoni della creatura degna della tua considerazione? (chi ha l’autorizzazione, umana e divina, per stilare la classifica della perfezione o del gradimento …) Perché prendersela con chi gli ruota intorno, che diamine ti ha fatto! Rammenta qualcosa la parola “suocera”? Vogliamo non ricordare gli “amici”? La prima (non esistono solo le arpie ma anche angeli buoni al pari di madri meritevoli di riconoscenza ed amore eterno) arriva a ripudiare il figlio stolto che si è innamorato di una disgraziata che non va bene, lontanissima dalla saggezza e magnificenza che solo a lei appartiene, mammina da manualetto, i secondi etichettano chi prima adoravano come uno colto da improvvisa demenza, pronto all’interdizione. Risultato? Non esistono più i compleanni, le ricorrenze importanti, una parola di conforto in una circostanza di sofferenza, una mano tesa nell’attimo del bisogno, il semplice grazie. Si diventa tappezzeria, un quadro appeso in un angolo nascosto della casa, un divano sfondato degno d’arredare una cantina e, solo all’occorrenza, limoni da spremere. La vera consolazione giunge al calar della sera, insieme ad un cielo ornato di stelle, a quella pace che permette di incontrare Morfeo e non farsi dare del “verme”.

Carla

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