Adottai una Nonna

La salutai così, trasformando in parole i suoi sguardi, i sorrisi appena accennati, le carezze che non lesinava mai, la saggezza di cui potevi nutrirti e che lasciava a disposizione di chiunque avrebbe potuto farne buon uso.

“Ti lascio il ricordo di un sorriso

e una voce che allontana il silenzio.

Ti offro l’amore che ha reso grande il mio cammino,

affinché non avvizzisca,

ma disegni nuovi arcobaleni di pace.

Ti offro il tempo di capire che

solo Dio ci rende liberi”.

Si posarono, con mia grande sorpresa, dietro una fotografia, donata a chi l’aveva amata e, forse, sentendole sue, vi avrebbe colto una qualche consolazione. Era entrata nella mia vita con la stessa leggerezza con cui un arcobaleno allontana un temporale, posando sulle mie spalle, infreddolite e doloranti, un amorevole scialle materno, facendomi sentite a casa, aprendomi il suo cuore per farne la mia stanza segreta. La mia Isola, all’epoca, mi aveva vista partire, da poco tempo, e quella mattina, zuppa di malinconia, percorrevo il vialetto condominiale con gli occhi bassi, non riuscendo ad arrestare lacrime silenziose. “Amore, non piangere!”. Una voce tenerissima mi costrinse ad asciugare gli occhi per metterla a fuoco. Una nonnina bellissima, dai grandi occhi scuri e l’incarnato color cioccolata, incorniciato da fittissimi ricciolini grigi, sorrideva, allargando le braccia. Quell’abbraccio suggellò un legame, breve ma intenso, che vive in me, vincendo la morte. Le nostre vite s’incrociarono, quasi quotidianamente, i colori della mia Isola s’affacciarono nel suo mondo, i profumi della sua lontana Eritrea nel mio. Al tramonto della sua vita, quando alle sole figlie era concesso di entrare nella stanza ospedaliera che la ospitava, le scrissi una lettera, avevo bisogno di farle sapere che aspettavo il suo ritorno e che la sua assenza fisica mi rattristava. Se la fece leggere un’infinità di volte e non volle mai separarsene. Due delle sue figlie, mi vollero unire a lei, in quell’ultimo viaggio verso il Padre, ponendola sotto le sue mani … “Ti voglio bene, Nonna, e tutte le volte che accarezzo il foulard, che spesso ti vedevo al collo, è come  se toccassi il tuo viso”.

Carla

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12 thoughts on “Adottai una Nonna

  1. Ciao Carla colgo nelle tue parole una grandissima nobiltà d’animo la stessa che hai saputo descrivere così bene della donna che, incontrandoti piantente, non ha esitato a regalarti il suo abbraccio riconoscendo in te la persona umana che lei si aspettava, appunto di incontrare. E’ stata fortunata ad avere incontrato te. Raro, purtroppo, esemplare di tenerezza e grandezza emotiva
    Permettimi di ringraziarti con un abbraccio che vuole avere lo stesso significato di quello che hai ricevuto da quell’anziana signora sul vialetto del tuo condominio in una giornata di pioggia che ti rendeva ancora più triste. Io vorrei che tu non avessi, in futuro, mai più motivo di essere triste e ciò non per plageria, solo perchè alla mia età è appagante poterlo dire ad una persona come te! Osv

    • Non conosco le parole per ringraziarti, nella maniera più vicina a quello che sento, per le tue parole. La nonnina è stata la mia famiglia, quella vera stava lontana, mi ha coccolata, protetta, amata come una figlia. Da lei ho imparato che non esistono differenze e mi sono sentita preziosa tutte le volte in cui ero ospite alla sua tavola e spezzando il pane il primo pezzetto era per me. Mi disse che nella sua cultura era un segno di grande amore. So che le salite non mancheranno ma lei c’è ed è il mio angelo. Grazie Osvaldo, grazie di cuore. Un abbraccio

  2. Quando vivevo a Nizza, Mimi era la mia vicina.
    Sono stato di rado in casa sua, parlava solo Francese e io inizialmente non sapevo nemmeno comporre la piu` semplice delle frasi.
    Era una vedova, aveva sul settimanale la foto del marito, Magra come un giunco dalla voce roca, scandiva ogni parola.
    Mi disse, quando avevo imparato a parlare in Francese che voleva che restassi li’, le andavo a genio.
    Quando me ne andai non ebbi nemmeno il tempo di salutarla.
    Chissa’ se e` ancora vivi Mimi.
    Mi ricorda un pezzo dell’AMT di Giampiero Alloisio, appunto “Mimi”.
    Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

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