L’album dei ricordi

Sabato da reclusa … una tosse magnitudo 3 della scala Richter e una vocina alla Platinette lo impongono … Mi aggiro per casa come un povero cane legato alla catena, devo fare qualcosa, devo trovare una distrazione! Ma siiii, acciuffo alcuni album di fotografie, sarà divertente ripercorrere decenni di scatti rubati ed espressioni imbarazzanti. Credo si sia già capito che, da sempre, mal digerisco essere il soggetto di una fotografia e che il suono della frase “foto di gruppo?” mi può trasformare nel tenerissimo Hulk. Mia madre, bella come una donna da copertina, sorride, tenendo in braccio un fagottino … ha un viso grande come un mandarino, un cespuglietto liscio di capelli, manine da pianista con le ditina grosse come stuzzicadenti: sono io, 2 kg e 150 di micio senza pelo. “Migliorerà, nessuna creatura è brutta!” direbbe chiunque, trascurando il sottotitolo “Ogni scarrafone è bello a mamma soja” (chiedo perdono a tutti i campani). Otto mesi, o giù di lì, prima trasformazione! Un enorme cotechino (alla faccia del sottopeso iniziale!) dalle fattezze simili a quelle di Kizzy, la figlia di Kunta Kinte. “Com’è possibile? Mamma ha una pelle di luna … va beh … è cioccolatoso il mio papà … ma sono davvero scura!”. Ho 5 anni e corro, infuriata, tra piccoli aeroplani, mamma mi ha vestita come un maschio, con una salopette in jeans e una maglietta azzurro cielo e, non contenta, mi ha fatto fare un taglio di capelli, cortissimi, che sembra una terribile potatura. “Eri alla moda!”, sostengono i miei genitori, ogni volta che rinfaccio loro quella falciata ignobile. Le immagini continuano a correre ed eccomi più grande. Sono cresciuti i capelli e sono lunghi, lisci, trattenuti dalle fascette, abbinate alle maglie, o legati con delle buffissime codine. “I giocattoli dove stanno? Mi sono domandata, una infinità di volte. Libri, album da disegno giganti, matite, colori, il mio inseparabile mega mappamondo luminoso e il microscopio … caratterialmente della femminuccia ho, davvero, ben poco, a dispetto di un’esteriorità delicata e un visetto che sembra disegnato.  Non sono mancate le punizioni per i murales sui muri di casa e su una costosissima parete attrezzata, bianca, laccata, per la pretesa di pungere i polpastrelli di chiunque e chiazzare i vetrini del microscopio, non sono mancati i perdoni per le genialate che mi autorizzavano a fare di un appartamento un cortile per animali. Nonna, mia nonna materna, la mia salvezza, l’anima nobile capace di intervenire e convertire una mia follia in una generosità esagerata che la vedeva unica destinataria. Fu lei a doversi accollare 6 pulcini, realizzando un riparo per loro nel suo curatissimo giardino, che avevo pensato bene di acquistare da un allevatore che passava con un furgoncino, sottraendomi alla vigilanza della baby sitter. Gli anni volano, cambia ripetutamente il look, diventa sempre più femminile il volto e lo sguardo, che si esprime più delle parole, la neonata pagnottona non sembra mai esistita, tutt’altro, una ragazzina filiforme fa da controfigura ad una pertica. “Ahhhh bene, diventerà alta!” sono pronti a giurare tutti, macché, me l’hanno tirata prendendo bene la mira. La crescita rigogliosa si è fermata di botto, iniziando dai piedi, un 34 che amo follemente, per di più non proporzionato all’altezza. Ogni volta che scendo dal letto, spunta un quesito: “come faccio a stare in piedi?”. L’adolescenza mi ha vista coi capelli alla Valentina ma non per questo particolarmente femminile, indossare colori cupissimi o esageratamente colorati, fissarmi col rossetto rosso vivo pur non tollerando nient’altro, adorare le unghie laccate coi toni più improbabili, tingermi i capelli di nero come lady Mortisia. Un bambino, quando avevo 18 – 19 anni, una sera d’estate, fissandomi con uno sguardo incredulo, disse che sembravo Sade, la sua cantante preferita … carinoooo … in compenso, da adulta, una bimba mi chiese se facevo parte de l’Albero Azzurro, che non avevo mai visto, se non mezza volta, e la tipa tutto era tranne bellina. Il tempo continuerà a scorrere, al momento, di quella ex pallotta, ex pertica, ex camaleonte, conservo il volto, è facile riconoscermi, anche nelle allucinanti fotografie scolastiche e la ringrazio … tutto sommato non mi dispiace dimostrare una manciata di anni in meno.

Carla

Annunci

16 thoughts on “L’album dei ricordi

    • eh..eh..eh grazie Nicola, questo si che lo reputo un grande complimento. Quando non si nasce Belen (esteticamente) bisogna fare della simpatia un punto di forza e poi, madre natura non mi ha fatta gemella di Pina Fantozzi, ti pare poco? Ciaooooo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...