Una vecchia canzone

Fa uno strano effetto riascoltare una vecchia canzone, soprattutto se non fa parte di uno dei nostri CD ed arriva all’improvviso da una radio, magari dopo un brano recente e stra-ballato in discoteca o canticchiato ovunque perché decisamente orecchiabile. Il ritmo di quelle note, ormai superato, riesce, in qualche modo, ad inchiodare il presente per una manciata di minuti, consentendo ai ricordi di riemergere con frizzante prepotenza, di far saltar fuori da un cassetto impolverato, “aromi” lontani che sanno di “buono”. La memoria mette a fuoco la torta della nonna, il giardino con un pesco carico di frutti da staccare e pulire su una vecchia maglietta, il profumo della mamma con le sue braccia aperte fuori dal portone della scuola, il cinema o il teatro con papà, la prima cotta. I 15 anni tanto problematici e nel contempo così belli che si trasformavano in un calvario, paragonati alle situazioni romantiche del film “Il tempo delle mele” dove Pierre Cosso sembrava il ragazzo più attraente del mondo, un vero tormento se si ascoltava attentamente il testo della canzone “Serenella” di Alberto Camerini. Che dire dei giorni da aspiranti maggiorenni, tutti mini vertiginose, lucidalabbra alla frutta, smalti dai colori allucinanti, pettinature riesumate dagli anni 60, pane, Duran Duran e Wham! La musica come colonna sonora dei momenti che passano una volta sola e non tornano più, a fare da cornice a quel primo bacio tanto desiderato … e chi se lo scorda Franco Battiato!

Carla

Amicizia

Mi sembrano trascorsi anni luce da quando ho pronunciato, per la prima volta, con tenera convinzione, queste otto lettere  …  AMICIZIA!  Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora, e quante cose, per velate metamorfosi, hanno mutato aspetto … riproponendosi sgradevoli! Da piccoli, non avendo i mezzi per interpretare i nostri pensieri, per quello che realmente vorrebbero esprimere, diamo a questa parola un valore smisurato, quasi ogni cosa fosse stata contaminata da una polvere dai poteri straordinari, capace di collocare su un piedistallo la figura dell’amico/a. Crescendo la prospettiva muta e con lei, di sovente, la persona destinataria di un affetto privilegiato ed inviolabile. Al centro dei discorsi l’inevitabile inquietudine adolescenziale, i conflittuali rapporti genitori-figli, le prime pene d’amore, da confidare solamente a chi, nemmeno sotto tortura le divulgherà a terzi, al nostro “diario parlante” che, al contrario delle inanimate pagine bianche, articola parola e sembra avere sempre il farmaco adatto a mitigare il dolore, la bacchetta magica per rendere celestiale tutto ciò a cui s’avvicina. L’amico/a del cuore  … e se venisse meno la sua lealtà, voltandoci le spalle e per giunta senza preavviso? Che dramma! Capita e l’armatura sfavillante con la quale l’abbiamo vestito/a perde smalto, mostrando mille imperfezioni che non sempre siamo capaci di tollerare o forse, umanamente parlando, risultano inaccettabili. Il cammino a due s’interrompe, repentinamente, per motivazioni che possono apparire assurde, per atteggiamenti che, in verità, non profumano di fraterno. Davanti a ghiottissime occasioni, al sorriso accattivante di una ragazza, al fisico atletico del più popolare della scuola, l’amicizia finisce relegata in cantina o, ancor peggio, elegantemente infilata nel wc, dove l’acqua dello sciacquone sembra lavare persino la coscienza.  Si cresce, si guarda la realtà con una prospettiva più matura, eppure, la creatura che c’è in noi non smette di smaniare per quel rapporto unico dal sapore di zucchero filato, intenso e libero, genuino e candido come quello vissuto da bambini, quando sotto casa si divideva una fetta di pane e nutella o si barattavano i giocattoli. Lealtà e purezza d’animo non sono qualità aliene e, proprio quando pensiamo siano solo un miraggio inafferrabile, giungono a colorare il presente dando la netta impressione di volerci accompagnare anche nel futuro.

Carla