La Shoah

Dal 1939 al 1945 i nazisti del Terzo Reich, rincorrendo il folle obiettivo di trasformare una umanità “imbastardita” in una “perfetta”, portarono avanti una sanguinaria “purificazione” che portò al massacro di 6 milioni di persone, che si erano macchiate di una sola colpa: essere Ebrei! Deportati nei campi di sterminio ad Auschwitz, nome dato dai tedeschi alla città di Oswiecim nella Polonia meridionale, a Treblinka, più ad oriente, a 90 km da Varsavia, a Dachau, nella Baviera, a Bergen-Belsen, nella Bassa Sassonia e Mauthausen in Austria, trovarono morte immediata nelle camere a gas, se catalogati come “inutilizzabili”, furono merce, senza valore alcuno, sulla quale effettuare esperimenti di una brutalità indicibile, forza lavoro da incenerire una volta esausta e fantocci sui quali sfogare i più bassi istinti sessuali. In nome di una pulizia razziale non furono immuni da detta sorte nemmeno gli zingari, gli omosessuali e gli oppositori politici. La shoah, che trova nelle parole “distruzione, desolazione, calamità” una traduzione italiana capace di avvicinarci, solo superficialmente, alla profondità di una tragedia improvvisa ed inaspettata, urla di non dimenticare, nella speranza che il martirio di un popolo tatui nelle coscienze di tutti, anche di quelli che verrano, le parole Uguaglianza ed Amore.

In ricordo di tutte le donne, uccise due volte …

Carla

CIOCCOLATA VERA

Mi attirarono fuori dalla baracca
con promesse di cioccolata
e parole come ”Schätzchen”, 
ma le altre donne sapevano,
e, ancor prima di udire i rumori là fuori,
mi chiamarono puttana dei soldati.
Anch’io sapevo,
ma la fame ha un modo tutto suo di cambiarti,
e di farti scordar chi sei.
Buffo, come vi possa essere speranza nella disperazione.

Gettarono la cioccolata per terra
e risero: ”Da friß.” La desideravo da impazzire,
ma il sapore fu di fango. ”Dreh dich rum, Judenschwein.” 
Vidi enormi stivali neri, paia e paia,
e il terreno così fangoso
da far sprofondare il mio corpo.
Tirai su il mio abito da prigioniera ed allargai le gambe.
Erano così leggere e s’aprirono così facilmente
che ringraziai Dio, sapevo
che non avrei resistito.
Questo corpo non è più mio, questa fame;
finalmente, non c’è più motivo di lottare.

Mi chiedo ora se il loro desiderio di me
fosse una brama di morte:
fottere una donna calva ch’era soltanto pelle e ossa,
la cui unica salvezza era una tazza di zuppa acquosa
per cena, una fetta di pane raffermo,
e forse, se i soldati l’avessero di nuovo voluta,
questa volta, un pezzo di cioccolata vera.

Stewart J. Florsheim

 

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11 thoughts on “La Shoah

  1. Mostruose atrocità di escrementi della natura, chiamati uomini
    Non trovo più parole ma solo un doloroso e doveroso silenzio per non più dimenticare
    La poesia nella sua cruda e terribile verità è bella ( se così si può dire)
    Abbraccio
    Mistral

  2. La storia non ha dato ragione a Hitler ed al suo seguito, ma la catastrofe che deliberatamente provocarono non può essere attribuita ad un pazzo ed i suoi ottusi seguaci, quella catastrofe ricade sulla coscienza di tutti quelli che hanno fatto finta di non sapere.
    Un amaro sorriso
    Giancarlo

  3. Nessuna parola è sufficiente a descrivere cosa provo ogni volta che leggo di questa tragedia!!!
    Il Like è anche per ringraziarti di questo post, affinché nessuno dimentichi o cerchi di negare ciò che è stato!!
    Patrizia

  4. L’orrore non può essere cancellato.
    Si rinnova ogni volta che leggiamo una testimonianza, una poesia, un racconto.
    Lascio anch’io il link “per non dimenticare pagine bruttissime della storia”
    Un abbraccio Carla

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