Maschera antigas

Sono una bestia, lo so, e spesso assumo l’atteggiamento di chi ha la puzza sotto il naso, ma quando la PUZZA è vera e toglie il respiro, al pari dell’ammoniaca pura, posso mai sentirmi in colpa se ho una serie di collassi? L’odore di umanità non è per me, non mi stimola affatto, tutt’altro, mi stende come un pugno in pieno viso e mi toglie l’appetito per l’intera giornata, come se il “profumino” mi si impregnasse addosso e continuassi a gustarlo in differita. Le situazioni da panico le vivo in luoghi affollati, con vie di fuga limitate o a tempo, in coda al supermercato, in banca, alla posta, nella sala d’attesa del medico, in ASCENSORE! Vi è mai capitato d’entrarvi e, una volta intrappolati, in fase di salita o discesa, essere aggrediti da un fetore disumano? A me un’infinità di volte e, quando sono proprio fortunata si tratta solo del fumo di una sigaretta. Qualcuno ama liberare, in uno spazietto di un paio di metri cubi d’aria, i propri fumi intestinali, altri viaggiano portandosi un formaggio, stagionato e dall’aroma bello forte, nelle scarpe (quando le sfila, di sicuro i vicini compongono il 115 per rendere noto che nell’appartamento attiguo è deceduta una persona ed il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, incomincia creare qualche problemino olfattivo), altri ancora le ascelle al gas nervino. Una mattina, uscendo da casa di un’amica, uno di questi soggettini, l’uomo che non deve chiedere mai, perché ti uccide in una manciatina di secondi e s’accontenta di fare le avances ad una salma, ha preso l’ascensore con me dal 5° al Piano Terra. Una specie di Lou Ferrigno che respirava gonfiando una maglietta aderentissima, con la testa liscia come quella di Mastrolindo, luminescente di goccioline di sudore, le ciabattine infradito di pelle, con la pianta in cuoio che aveva stampato l’alone del piedone, i pantaloni a ¾ che urlavano “lavamiiii” e sotto le braccia due chiazze modello palude melmosa, che sapevano di soffritto. La porta si chiude, dal 5° al 4° piano ho ancora un po’ d’aria nei polmoni, resisto; dal 4° al 3° prendo un foglietto di carta dalla borsa e mi sventolo, devo pure respirare, anche se l’aria pestilenziale è sempre quella; dal 3° al 2° deglutisco per evitarmi il ritorno del caffè col biscotto e il tizio, con un sorriso a 74 denti, mi dice “Fa proprio caldo eh?”. Vorrei dargli un calcione negli stinchi, rispondergli che col caldo si suda e che nei boschetti che coltiva sotto le braccia, se proprio ha una terribile allergia all’acqua e sapone, ci potrebbe appendere almeno due arbre magiche, per camuffare l’olezzo di animale morto. Dal 2° al Piano Terra apnea totale, pallore e senso di smarrimento. Il tizio incalza “Ti senti male?”. La porta si apre, finalmente, ARIAAAAA! Esistono dispositivi che scattano alla minima fuoriuscita di metano o comunque gas da combustione? Cartier e la Beghelli non potrebbero associarsi e realizzare un oggetto unisex, da indossare, obbligatoriamente, in luoghi pubblici e che scatti senza pietà quando si producono aromini nauseabondi?      

Carla

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4 thoughts on “Maschera antigas

  1. Oh cavolacci Carla, ma dove vivi che incontri tutti questi “odori” nauseabondi???
    A volte mi è capitato, ma non spesso per fortuna, altrimenti altro che panico mi verrebbe e per mia sfortuna le situazioni da panico so che cosa sono….
    Non oso darti torto, perché non lo hai, però mi hai anche fatto ridere con le tue descrizioni.
    Buona serata con tanta aria pura. Ciao, Pat

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