Perdono

Stanotte, non riuscendo ad addormentarmi, a spegnermi con un “click”, come si fa con la fonte di luce più vicina al letto, ho riaperto il libro che leggo e rileggo da diverse settimane, alternandolo alle letture di turno che divoro, Il potere di realizzazione della preghiera e della meditazione di Ernest Holmes, fondatore della scienza della mente. Sono abituata a triturare anche i “mattoni”, ho iniziato a farlo fin da bambina, ma questo mi costringe ad un braccio di ferro, bello tosto, che non intendo perdere. È intricato far proprie indicazioni che non giungono dall’io, sperimentare un’apertura tale da mettersi in discussione ed allargare le braccia alla possibilità di rivedere convinzioni ben radicate. Holmes chiede al lettore di attraversare, alleggeriti da qualsiasi preconcetto, la linea di confine che impedisce la totale accettazione della preghiera, quale mezzo per sconfiggere ogni debolezza umana, fisica e dell’anima. Vacilla non tanto la mia Fede, quanto la volontà di schiacciare istinti che appartengono all’uomo da sempre e che, per prevaricazioni, per il sopraggiungere di una sofferenza, inflitta gratuitamente, per una forzata convivenza con un quotidiano che non si è scelto, ibernano ogni gioia e desiderio di riscatto. Cuore e ragione, inevitabilmente, s’aggrappano al valore del Perdono, lacerandosi per conferirgli connotati precisi, per riconoscerlo ed offrirgli fissa dimora. Perdonare, una parola che già solo per la sua etimologia, Per Donare, dovrebbe spianare la strada a chiunque è dotato di altruismo, al contrario, scatena frustrazioni e la silenziosa richiesta di un risarcimento, dalle stesse proprietà di un antidolorifico. Perdonare = Libertà? Probabilmente, sicuramente, SI, quando non si limita a 9 lettere masticate e sputate senza convinzione! Il Perdono, visto come grimaldello che uccide la prigionia di chi ha procurato un danno, inferto una sofferenza, una donazione che, nel momento stesso in cui lascia il cuore, rientra dalla porta principale con appresso la libertà, la nostra libertà! Un gesto di così grande indulgenza e l’abbandono di ogni rivalsa, li avevo sempre confinati nel cassetto della debolezza, tra la polvere dell’umiliazione subita due volte. Perdonare, al contrario, necessita una dose massiccia di coraggio e veste l’animo con la pregiatissima stoffa dell’amore incondizionato. Attendere la formale richiesta di perdono, leggerla nei gesti o negli occhi del destinatario, forse, equivale a piegarsi ad un baratto, desiderare uno scambio, allontanarsi da una scelta disinteressata. Il disordine cresce, i ricordi premono, le parole incidono, come bisturi, le pareti di un animo che solo il tempo m’impedirà di continuare a suturare … Holmes potrebbe rappresentare quell’ultimo tassello per completare il mosaico, per aprire un’ultima porta e disfarmi, definitivamente, di chi è senza Dio e in ragione di quel vuoto non sa di vivere un’esistenza inutile. La giustizia divina è un conto da saldare e nulla può ostacolare il suo corso …

Carla

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8 thoughts on “Perdono

  1. Ciao, Carla. Non sono in grado di commentare il tuo post perchè, essendo agnostico, non partecipo a discussioni sulla fede il cui valore ha una valenza solo personale e, quindi, per me indiscutibile.
    La mia onestà intellettuale mi impone di comunicartelo.
    Con immutata stima. Osv.

    • Rispetto le tue idee e, te lo confesso, grazie al confronto con chi ne resta fuori per convinzioni sentite, ho avuto sempre modo di scavare a fondo in me. Io credo in Dio, in una bontà celeste che cade su tutti, al di la della fede religiosa, ma non per questo mi chiudo a riccio, anzi, il dubbio continuo di manipolazioni umane mi spinge a ricercare nuove risposte. Grazie, felice sabato.

      • Ed io continuerò a rispettare le tue convinzioni ed a stimarti quanto o più di prima.
        Il mio agosticismo, credo come quello di tutti, pur credendo in qualcosa di eztra umano, non abbraccia alcuna religione riconoscendo in ciascuna di loro elementi condivisibili che si ritrovano anche nelle scritture di ciascuna di esse. Se nella scuola si studiasse “Storia delle religioni” impareremmo a conoscere le infinite affinità che esistono, ad esempio, nelle religioni monoteiste. A volte la tale scarsa conoscenza che induce alla superbia intellettuale di credere la propria l’unica o la più importante. In questo l’attuale Papa, Francesco, mi sembra si sia già espresso dando prova della sua capacità come in campo sociale nel quale, addirittura insegna ai politici e non solo quali dovfrebbero essere i loro comportamenti corretti nei confronti degli altri.
        Ciao, Carla, Buona serata ed ancora il mio augurio che il tuo sia un sereno We.

  2. Il perdono e’ piu’ forte per chi lo offre,non per chi lo riceve.Un genitore perdona l’assassino di suo figlio,rendendo il concetto di perdono appunto apertura verso l’altro.Oggi muore Sharon,ma quante madri o padri hanno perdonato?Ecco il dubbio odierno.ciao.

    • Il male fatto a chi amo, una violenza brutale, non sarei capace di perdonarle … Togliere la vita a qualcuno non trova perdono, un dono tanto grande non ha molto senso regalato a chi non ha intelletto e cuore per capire. Felice sabato.

  3. È così difficile risponderti….e lo vorrei tanto… perché io Credo e la scelta di essere liberi attraverso il perdono è difficile, vuol dire riuscire ad andare oltre anche alla propria umanità presa troppo spesso ad alibi…
    Ti abbraccio!

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