Gioele e la Dama del ruscello 3° ed ultima parte

Dolorante ma non scoraggiato, trovò uno spiazzo dove sedersi, dalla borsa estrasse il fazzoletto, lo bagnò con l’acqua e lavò, accuratamente, i graffi. Il pezzetto di stoffa, che non aveva perso i suoi poteri, cancellò i segni della caduta. Con l’aiuto del coltellino s’aprì un varco tra le erbacce, con la corda risalì e, dopo aver cambiato la camicia strappata, si rincamminò.

E’ stata fortuna la tua!” disse la voce, con un tono dispettoso, aggiungendo – Le sorprese non sono finite, amico mio, ed è presto per dire se hai vinto tu o ho vinto io! –

Da un ramo, stretta con un nastro nero, pendeva una pergamena. Gioele la prese e srotolandola poté leggere un gioco di parole che, risolto, gli avrebbe concesso di continuare il viaggio. S’accomodò su un sasso, piatto e liscio, e sgranocchiando una mela, illuminato dalla luna, trovò, rapidamente, le rime che lo completavano.

– Ho  la soluzione! – urlò, felice.

Tenendo il foglio ben disteso, con voce forte e chiara, ripeté: “ Ciò che cerchi lo tengo ben nascosto e non tra i nascondigli del tuo BOSCO. Nemmeno tra i monti, su un’altura, ma all’interno di queste grigie MURA. La libertà che aspetti non è lontana ma a bagno dentro una FONTANA”.

Su una parete rocciosa comparve una  porta scura e la chiave di Ljuba riuscì ad aprirla. Gioele la varcò, sentendola sbattere dietro le spalle, ritrovandosi davanti ad un corridoio, freddo e lungo, illuminato, a stento, dalla luce di una candela.

– Quando la fiamma della candela smetterà di bruciare, arriverà l’alba a mettere fine alla nostra sfida” tuonò la voce.

Il cuore di Gioele ghiacciò. Aveva capito che il suo destino stava per compiersi e che avrebbe dovuto usare intelligenza, furbizia e velocità per non ritrovarsi perdente. Raggiunta la luce, trovò un cortile, attorniato da mura, alte e grigie, al centro del quale primeggiava una fontana. Sollevò lo sguardo al cielo, realizzando di non avere molto tempo e che il sole non si sarebbe fatto attendere. Ripensando ai versi della strana filastrocca, associò la libertà al cuore di cristallo e la fontana al luogo che lo custodiva.

– Non c’è il secchio, ed io ho solamente la corda! – disse, nell’impazienza di trovare un mezzo idoneo.

Al collo portava la lacrima di Ljuba e, nello sfiorarla con le dite, ebbe una folgorazione.

– Aiutami, sciogli l’incantesimo e trasforma la tristezza in gioia! – recitò, lasciandola cadere nell’acqua.

Fiori variopinti e musiche celestiali salirono dal fondo, galleggiando nell’aria e profumandola di bosco. Il cuore di cristallo, emerso per ultimo,  volteggiò, leggero, andandosi a posare sul suo petto.

Non permetterò che tu lo porti via. Non avrai la donna che doveva essere mia! – strillò, rabbioso.

Una figura, altissima e muscolosa, protetta dalle ombre, apparve dietro alla fontana., sentenziando – Non giocare con me, amico mio, ciò che vuoi tu lo voglio anch’io –

La fiamma s’affievoliva ed il cielo schiariva,. Gioele rovistò nella borsa ed afferrato l’aquilone vi legò, saldamente, il cuore, lasciando fuggisse guidato dal vento. Loris era stato sconfitto!

L’uomo fuggì, lanciando terribili maledizioni che, ormai, non potevano più fare del male ad alcuno, perchè del suo regno non restarono che le rovine. Si era fatto giorno e Gioele, con passo spedito, si diresse verso il bosco, ripercorrendo la strada che lo aveva portato fino a lì. Il sole saliva, arrampicandosi sulle montagne, ed il rumore del ruscello diventava sempre più forte. Ljuba, china sulla risa, infilò le mani nell’acqua, pescandovi il cuore di cristallo.

– Prendilo, t’appartiene! – disse, offrendolo all’amato.

– Andiamo a casa, è ora di colazione! –

Nessuna risposta poteva essere più chiara!

Carla (2004)

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5 thoughts on “Gioele e la Dama del ruscello 3° ed ultima parte

    • Grazie di cuore, ho gli occhi peni di lacrime. Io ne ho appena compiuti 99 … Eh..eh..eh …. Gli anni sono quelli che porti nello zaino della vita… Da come scrivi il tuo è ancora capiente e quando sarà colmo potrai regalare a chi lo erediterà una strada piena di saggezza.

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