Gioele e la Dama del ruscello 2° parte

Il volto di Gioele, nell’udire quelle parole, si fece cupo. Non poteva più sopportare d’incontrarla per caso!

– Ti supplico, non fare tante domande. La mia sorte è decisa e non si può riscriverla solo perché lo si desidera! –

Con il pianto che le rigava il volto, fuggì, senza aggiungere altro, lasciando tra i fili d’erba una lacrima che, al contatto con l’aria, si era trasformata in una perla. La sera, Gioele, tenendo tra le dita quella goccia di dolore, andò a sedersi sulla sedia a dondolo che stava sotto il porticato e fissando la luna, l’amica alla quale rivolgeva, spesso, i pensieri, le domandò un gesto che l’aiutasse a prendere una decisione. Fu allora che dal cielo scivolò giù una stella, andandosi a posare sul suo cuore. La mattina seguente, prima che la luce potesse dargli il buongiorno, raggiunge il ruscello e si mise ad aspettarla. Ljuba, senza spaventarlo, lo sorprese arrivando alle sue spalle.

– Possiedi una grande qualità, la tenacia, ti è stato mai detto? –

Gioele si voltò e, regalandole un sorriso luminoso,  rispose.

– Ho fatto chiarezza nel mio cuore e sono qui per chiederti di dividere con me la tua vita –

Il viso della ragazza si fece triste.

– Non desidero altro ma la realtà mi costringe a chiederti di dimenticarmi. Darti una spiegazione non cambierebbe nulla, rassegnati! –

Non ti lascerò andare finché non saprò cosa c’impedisce d’essere felici! –

Ljuba respirò, profondamente,  ed afferrando le mani di Gioele, trovò il coraggio di raccontare la sua triste storia.

 – Non ricordo più da quanto tempo vivo tra le frescure di questo bosco. Fui promessa sposa, quando ero ancora bambina, a Loris, un ricco giovanotto, convinto che il denaro può comprare tutto. In occasione del mio diciottesimo compleanno s’organizzò  la festa del nostro fidanzamento e quando Loris, riempiendo il calice, brindò alle nostre nozze, non mi fu più possibile tacere. Il mio rifiuto vestì ogni cosa di terrore e, finalmente, nel vedere la malvagità di quell’uomo, tutti capirono quel che io avevo sempre saputo. Alzò le braccia al cielo ed una palla di fuoco scese tra le sue mani, ci soffiò ed allo spegnersi delle fiamme mostrò, a tutti, un cuore di cristallo, il mio. Lo gettò nelle acque che bagnano le nostre terre e al calare della sera mi ritrovai in questo posto. Solo il vero coraggio potrà sciogliere il sortilegio che m’imprigiona  –

– Non ho paura, dimmi cosa devo fare! – replicò, abbracciandola.

Gioele avrebbe dovuto attendere il calare del sole, incamminarsi verso il rosso del tramonto e al sopraggiungere dell’oscurità, affrontare le tre prove che la cattiveria di Loris aveva escogitato.

– Porta con te queste cose, ti saranno utili! – gli disse, porgendogli un sacco di tela, che conteneva una chiave, una corda e un aquilone.

Giole la salutò, promettendole che sarebbe tornato vincitore, e rincasò. Preparata la borsa, con all’interno il sacco ricevuto in regalo, dei viveri, una camicia pulita, un coltellino, e il fazzoletto bianco, che considerava un portafortuna, cenò ed appena il sole iniziò ad abbassarsi all’orizzonte, tornò nel bosco. Ljuba lo attendeva sul bordo del ruscello.

– Stai attento, Loris, non conosce la pietà! –

Domani mattina sarò di ritorno ed andremo a casa! – le sussurrò, accarezzandole i capelli.

Il buio arrivò in men che non si dica, accompagnato dai rumori che Gioele non aveva mai udito.

Come osi entrare nel mio regno! –  tuonò una voce, proveniente da lontano – Vattene finché sei in tempo! –

– Pensi di spaventarmi? Dovrai vedertela con me, Loris! –

– Non dire che non t’ho avvertito! –

Un vento pazzesco lo sollevò da terra, lasciandolo ruzzolare in un dirupo, dove, cespugli spinosi e sassi aguzzi gli procurarono numerose ferite. 

– Ah, ah, ah, prova a risalire, povero pazzo! –

Carla

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